Ti telefono stasera, un viaggio nel complesso e dinamico mondo della genitorialità: il commento di Lorenzo Marone al suo nuovo romanzo

Ti telefono stasera, un viaggio nel complesso e dinamico mondo della genitorialità: il commento di Lorenzo Marone al suo nuovo romanzo

Ti telefono stasera, un viaggio nel complesso e dinamico mondo della genitorialità: il commento di Lorenzo Marone al suo nuovo romanzo Photo Credit: "Ti telefono stasera" di Lorenzo Marone, Feltrinelli


Due personalità agli antipodi, un padre immaturo e un figlio fin troppo adulto e responsabile per la sua età: questi alcuni degli ingredienti di un romanzo che strappa sorrisi ma fa anche riflettere

Il nostro viaggio all’interno dello sconfinato panorama dell’editoria si rinnova anche questa settimana. E l’appuntamento che apre le consuete danze tra le pagine dei libri da leggere è ancora una volta quello con gli addetti ai lavori.

Le scorse settimane abbiamo viaggiato, finendo dall’altra parte del mondo (precisamente in Giappone) con Laura Imai Messina e il suo “Le parole della pioggia” (Einaudi), oppure ci siamo persi nell’orbita di personaggi in bilico tra illusione e disillusione a sfondo calcistico, all’interno di “È tutto una bugia” (Sanpino) di Giovanni Paolo De Matteis.

Oggi i riflettori sono tutti per Lorenzo Marone, che torna sulla scena con il nuovo romanzo dal titolo “Ti telefono stasera”, edito da Feltrinelli. Un racconto che si sviluppa attorno al tema della genitorialità, inquadrato però da un punto di vista peculiare che l’autore stesso ci ha aiutato a comprendere meglio.


TI TELEFONO STASERA, LA GRANDE SFIDA DELLA GENITORIALITÀ

Ciao Lorenzo, ti cedo subito la parola per le presentazioni di rito. Cosa troviamo nel tuo nuovo romanzo, "Ti telefono stasera"?

“È la storia di un padre 50enne, che si trova a gioco forza a dover ricostruire un rapporto con suo figlio di 10 anni, perché dopo la separazione ha delegato un po' la funzione genitoriale alla ex moglie. Il bambino torna però a casa del padre, per via del fatto che la madre è costretta ad andare fuori per lavoro per un anno. E quindi racconta la genitorialità di questi tempi, la genitorialità di questa generazione di genitori adulti che si trovano a confrontarsi con un mondo cambiato, spesso con dei bambini che sembrano più preparati di loro. Quindi è un romanzo lieve sulla paternità, e sulla genitorialità in generale.”


Com'è nata l'idea di scrivere questo libro?

“L'idea nasce da una mia esperienza personale, perché dopo 30 anni mi sono separato da mia moglie. Non è però un romanzo sulla separazione, bensì su quello che viene dopo. Perché il carico genitoriale raddoppia, nonostante il bambino sia diviso tra i due genitori, le responsabilità raddoppiano. E vivendo questa esperienza comunque traumatica e difficile, mi sono reso conto poi di quante persone si trovano nelle stesse condizioni. Di quanti padri, soprattutto. È il racconto delle condizioni di padri separati, qualcosa che non è semplicissimo, ed è una condizione della quale si parla sempre poco. Poi la condizione di due genitori di 50 anni arrivati tardi alla genitorialità, che si trovano con un carico enorme sulle spalle, perché hanno bambini piccoli a un'età comunque che comporta una stanchezza psicofisica notevole. Senza contare il fatto che in questa fase della vita si hanno genitori anziani - quindi si è doppiamente genitori - e si è ancora nel pieno dell'attività lavorativa. Nonostante comunque, basti pensare, due generazioni fa, a 50 anni, si cominciava comunque a diminuire l'attività, mentre oggi non è più così. Quindi è il racconto di una generazione.”


Il protagonista, Giò Coppola, fa il conduttore dell'appuntamento meteo dopo il telegiornale. E all'inizio di ogni capitolo (legato a un differente giorno) ci sono le previsioni per quel giorno. Come mai questa scelta?

“La scelta del meteo è un po' ironica, un po' metaforica. Nel senso che lui non è neanche un metereologo, è uno che legge le previsioni meteo - tra l'altro spesso sballate. Piccola nota, il libro si sarebbe dovuto intitolare “Domani deve venire”, che è la risposta che lui dà ogni volta a chi, riconoscendolo per strada, gli chiede domani che tempo farà. È un po' una metafora di quella che è la nostra incapacità di vivere il presente, di essere sempre proiettati verso il futuro. L'incapacità, soprattutto di questa società, di essere nel qui e ora, quindi di vivere pienamente e consapevolmente ogni attimo del presente. Come se ormai la società fosse diventata, anche nella costruzione, nella progettazione, un eterno scrollare, passare appresso e pensare già al domani. Quindi mi divertiva da un lato questa cosa delle previsioni. Tra l'altro il libro finisce con le previsioni affettive. Poi parlo comunque in sottofondo del tempo, che è uno dei miei temi fondamentali, che ricorre spesso in tutti i miei romanzi.”


PADRI ACERBI E FIGLI MATURI, TUTTA QUESTIONE DI EQUILIBRI

Il racconto ha un che di epico, considerando la crescita dell'eroe (Giò, nel ruolo di padre) durante 'l'avventura". Hai avuto qualche ispirazione particolare nella costruzione del personaggio?

“La costruzione di Giò è un po' una anacronistica, nel senso che è anche un po' diverso da quello che sono. È molto letterario, costruito anche per far divertire, per alleggerire il peso della storia. Perché forse nella realtà noi cinquantenni siamo più centrati, siamo più capaci di affrontare la genitorialità, le responsabilità. Giò è uno un po' con la sindrome di Peter Pan a cinquant'anni, uno incapace appunto di assumersi le responsabilità, ma comunque anche uno capace di cambiare. Il racconto è il rapporto tra un padre e un figlio che si educano a vicenda, perché lui è molto così, mentre il figlio è invece molto più equilibrato, centrato, dentro le regole, proprio perché è figlio anche della cosiddetta “perfettina” (la ex moglie di Giò). Un bambino che è stato educato con determinate rigide regole, e che quindi è dentro queste regole. E quindi il padre cerca di educare il figlio a rompere gli schemi, mentre il figlio educa invece il padre a essere più pratico nella quotidianità. Non è ovviamente un libro autobiografico: parla del rapporto tra me e mio figlio, ma ho voluto volontariamente tenermi lontano nel dipingere i personaggi da me e da mio figlio. Quindi Giò e Duccio sono molto diversi e da me e da mio figlio Riccardo.”


Nel corso dei diversi capitoli si nota, da parte del protagonista, una certa "procrastinazione" nel fornire risposte alle curiosità fisiologiche del giovanissimo figlio: "te lo spiego poi". C'è un motivo specifico per cui rimanda?

“Mah, un motivo specifico per cui rimanda le spiegazioni no. È che spesso le spiegazioni, le risposte, non ce le ha, non è capace di darle. Spesso le domande sono più difficili, e se non sei preparato diventa difficile trovare una risposta giusta. E quindi lui, essendo alla fine uno che fugge dalle cose, preferisce procrastinare.”


Se il tuo libro fosse una canzone, quale sarebbe?

“C'è una canzone che si trova sia nell'esergo, nella citazione, sia durante il libro e che è la colonna sonora, che è “Scomparire”, di Giovanni Truppi.”


Sguardo al futuro: hai già nuovi progetti in cantiere su cui stai lavorando?

 “Sisi, per fortuna ho sempre nuovi progetti. Sono in uscita a maggio con un memoir, un saggio, un piccolo libricino, bello. E poi in autunno del 2026 con il nuovo romanzo.”


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