Tilly Norwood, la prima “attrice” AI fa discutere: Hollywood tra fascinazione e rifiuto

Tilly Norwood, la prima “attrice” AI fa discutere: Hollywood tra fascinazione e rifiuto

Tilly Norwood, la prima “attrice” AI fa discutere: Hollywood tra fascinazione e rifiuto Photo Credit: Da IG @tillynorwood


Non si tratta di una semplice mascotte digitale o di un’icona da social network, ma un vero e proprio “talent virtuale

Si chiama Tilly Norwood, ha un volto fotogenico, un profilo Instagram curato nei dettagli, una voce suadente e persino un sito ufficiale.

Ha tutto quello che ci si aspetterebbe da una giovane attrice emergente, se non fosse che non esiste. Anche se potrebbe sembrare la trama di un episodio di Black Mirror, in realtà è tutto vero e avviene proprio sotto i riflettori di Hollywood.

Tilly è il frutto dell’intelligenza artificiale. Una creazione digitale sviluppata da Particle6 Productions, studio britannico fondato da Eline Van der Velden, attrice e imprenditrice olandese che non nasconde le proprie ambizioni: “Vogliamo che diventi la prossima Scarlett Johansson o Natalie Portman

UNA PERFORMER ALGORITMICA

Non si tratta di una semplice mascotte virtuale o di un’icona da social network. Tilly è presentata come un vero e proprio “talent virtuale”: un'entità digitale costruita con tecnologie di generazione visiva e vocale, con tanto di backstory, portfolio e sketch comici, pronta a proporsi per audizioni cinematografiche e ruoli pubblicitari. Una performer algoritmica, a tutti gli effetti.

Ma se il futuro della recitazione è fatto di pixel e prompt, il presente, quello umano, ha reagito con tutt’altro che entusiasmo.

LA RABBIA DI HOLLYWOOD

Quando nel fine settimana la notizia della “prima attrice AI” ha cominciato a circolare, Hollywood non è rimasta a guardare. Toni Collette, candidata all’Oscar, ha affidato il suo dissenso a una serie eloquente di emoji: faccine che urlano, mani sulla faccia, occhi roteanti. Altri interpreti, più o meno noti, hanno espresso pubblicamente il timore che il fenomeno dei digital actors possa rappresentare una nuova minaccia per un’industria già messa a dura prova da anni difficili, tra pandemia, scioperi e transizioni tecnologiche ancora irrisolte. La questione, va detto, non riguarda solo la perdita potenziale di ruoli.

C’è anche una dimensione più sottile, quasi esistenziale: si può davvero definire “attrice” una figura che non prova emozioni, non ha vissuto esperienze reali e non prende decisioni autonome?

UNA CREAZIONE, NON UN’ATTRICE

Nemmeno Van der Velden, la sua creatrice, sembra convinta di usare la parola “attrice” senza riserve. «Tilly non è un sostituto di un essere umano», ha dichiarato ieri in un comunicato. «È un’opera creativa, un atto di immaginazione e maestria, non dissimile dal disegnare un personaggio, scrivere un ruolo o dare forma a una performance».

Una definizione che sposta l’asse del discorso: Tilly non sarebbe un interprete in senso tradizionale, ma una sorta di concept art in movimento. Un progetto artistico, forse. Una provocazione, sicuramente.

IL SINDACATO DEGLI ATTORE RESPINGE TILLY NORWOOD

SAG-AFTRA, il sindacato degli interpreti americani, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

SAG-AFTRA crede che la creatività sia, e debba rimanere, centrata sull'uomo. L'unione si oppone alla sostituzione degli artisti umani con dei sintetici. Per essere chiari, "Tilly Norwood" non è un attore, è un personaggio generato da un programma informatico che è stato formato sul lavoro di innumerevoli artisti professionisti, senza permesso o compenso. Non ha esperienza di vita da cui attingere, nessuna emozione e, da quello che abbiamo visto, il pubblico non è interessato a guardare contenuti generati al computer senza legami dall'esperienza umana. Non risolve nessun "problema" — crea il problema di usare spettacoli rubati per mettere fuori lavoro gli attori, mettendo a repentaglio il sostentamento degli artisti e svalutando l'arte umana. Inoltre, i produttori firmatari dovrebbero essere consapevoli che non possono utilizzare artisti sintetici senza rispettare i nostri obblighi contrattuali, che richiedono preavviso e contrattazione ogniqualvolta un esecutore sintetico viene utilizzato.

IL SIMBOLO DI UN NUOVA ERA

Tilly Norwood, nel suo essere totalmente “non umana”, sta diventando il simbolo di una nuova fase dell’intrattenimento: quella in cui realtà e finzione si fondono fino a diventare indistinguibili. E in cui perfino l’arte di fingere, la recitazione, può essere simulata.

Per ora, il suo impatto resta contenuto. Non ha ancora ottenuto ruoli ufficiali, né è stata scritturata per produzioni di rilievo. Ma gli agenti iniziano a interessarsi. Le visualizzazioni crescono.

E l’esperimento, più che una rivoluzione, somiglia a un sasso nello stagno. Le onde si vedranno col tempo.

C’è una verità che forse spiega l’irritazione diffusa tra gli attori in carne e ossa: in molti danno per scontato che recitare sia semplice. Che basti “essere se stessi” o “fare una vocina” per trasformarsi in professionisti dello schermo. Ma la recitazione, quella vera, richiede empatia, esperienza, istinto, corpo. E, soprattutto, richiede tempo.

Resta aperta una domanda: il pubblico è pronto a innamorarsi di una star che non respira?

Forse sì. Forse no. Ma il futuro, ormai, è in scena.



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