Una battaglia dopo l’altra, trama e recensione del film candidato agli Oscar 2026
Una battaglia dopo l’altra, trama e recensione del film candidato agli Oscar 2026 Photo Credit: Ufficio Stampa Warner Bros. Discovery
10 marzo 2026, ore 09:00
13 nomination per la pellicola di Paul Thomas Anderson che continua ad essere il super favorito per premio più ambito
Il conto alla rovescia è cominciato. Tra domenica 15 e lunedì 16 marzo andrà in scena a Los Angeles la cerimonia di premiazione degli Oscar 2026. Il viaggio sul sito di RTL 102.5 alla scoperta delle pellicole candidate all’Oscar come miglior film è ormai quasi giunto al termine.
Oggi tocca al superfavorito di questa edizione, Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, candidato a 13 premi Oscar, comprese le più ambite.
UNA BATTAGLIA DOPO L’ALTRA, LA TRAMA
Sono passati sedici anni da quando Bob Ferguson (Leonardo DiCaprio), un tempo carismatico e idealista membro del collettivo libertario French 75, ha abbandonato la lotta armata per rifugiarsi in una vita solitaria e marginale.
Oggi Bob è un uomo segnato: capelli lunghi, baffi a manubrio, un’anima appesantita dai rimpianti e un’esistenza offuscata dalle dipendenze. Accanto a lui c’è Perfidia (Teyana Taylor), compagna tenace e attivista per i diritti civili, e la loro figlia adolescente Wilma, nata da un amore che ha sfidato convenzioni e pregiudizi.
Quella fragile pace conquistata a fatica viene spezzata dall’arrivo di un volto noto e inquietante: il colonnello Steven J. Lockjaw (Sean Penn), fanatico nazionalista e suprematista bianco, un tempo nemico giurato della French 75, ora a capo di una milizia armata violenta. Per Lockjaw, l’unione interrazziale di Bob e Perfidia è un pericolo ideologico, e Wilma un bersaglio da eliminare. Quando Wilma viene rapita, Bob è costretto a infrangere il patto con sé stesso: tornare in battaglia.
UNA BATTAGLIA DOPO L’ALTRA, LA RECENSIONE
Siamo dalle parti di un cinema disarticolato e fiammeggiante, dove le impalcature classiche della narrazione vengono smontate pezzo a pezzo con feroce intelligenza.
Il film accoglie la farsa, abbraccia l’eccesso, sfida la coerenza per abbandonarsi a una narrazione volutamente sfilacciata. Eppure, proprio in questa apparente anarchia visiva e narrativa, Anderson ritrova una libertà d’autore che oggi sembra sempre più rara. Fin dal primo minuto si respira un disordine che affascina.
Il regista di “Magnolia” e “Il petroliere” si getta a capofitto in una dimensione politica che fino ad ora aveva solo sfiorato. Una battaglia dopo l’altra è un affilato atto di accusa, un’opera tagliente che riflette, senza indulgenze, sul volto frammentato e in crisi di un'America sempre più divisa, stanca, impaurita.
La satira diventa linguaggio primario, il grottesco una chiave per decifrare il presente. Il cast rappresenta uno dei vertici del film: Leonardo DiCaprio, in una delle sue prove più complesse e stratificate, offre il ritratto struggente di un uomo allo sbando. Un personaggio sospeso tra il rimpianto e l’impotenza, tra la rabbia e la rinuncia. L’attore lo interpreta con una malinconia nervosa, restituendo ogni esitazione, ogni contraddizione.
Accanto a lui, Sean Penn, maschera grottesca e corrosiva, si diverte a spingere il proprio personaggio oltre il limite della caricatura, fino a renderlo, paradossalmente, quasi un cartone animato. È lo specchio deformante di un’America arrogante e sorda, che ride mentre tutto crolla. E funziona perfettamente. Anche i ruoli minori riservano momenti di notevole intensità: Benicio Del Toro sfuma il proprio intervento in una dolorosa sobrietà; Regina Hall gioca con i registri, passando dal comico al tragico in un battito di ciglia; ma è Teyana Taylor a sorprendere: la sua presenza, specialmente nella prima parte del film, irrompe come una forza vitale, agendo da coscienza sotterranea del racconto. Il suo personaggio diventa centro morale e motore narrativo, ribaltando la predominanza maschile con una naturalezza disarmante.
Con Licorice Pizza molti avevano avuto l’impressione che Anderson avesse raggiunto una sorta di pienezza poetica, un vertice fatto di armonia e misura. Qui, invece, sceglie l’incompiutezza come forma, il groviglio come grammatica, e porta il proprio cinema in una nuova direzione: più politica, più accidentata, ma anche più sincera. È un’operazione che richiede coraggio e lucidità, e Anderson dimostra di averne ancora da vendere. Verso la fine, arriva una sequenza magistrale che racchiude tutta l’abilità registica di Paul Thomas Anderson: un inseguimento nel deserto, auto che si contendono una strada dissestata, il paesaggio immobile, il silenzio teso, rotto solo dal rombo dei motori. Un omaggio al cinema americano degli anni Settanta, riletto con uno sguardo lucido, attuale, intriso di malinconia. Nelle mani di Anderson, anche una scena apparentemente semplice diventa cinema allo stato puro, un frammento capace di entrare, con naturalezza, nella storia della regia contemporanea. Un film sfrontato e caotico, acuto e implacabile, passionale e vibrante. Prende di petto il presente, lo smonta pezzo per pezzo e poi lo restituisce come ferita aperta. E proprio sul finale, quando sembra che tutto sia stato detto, il regista sorprende ancora. Spiazza, tradisce le attese, commuove. Cambia pelle un’ultima volta e all’improvviso apre uno spiraglio: verso il futuro, verso chi verrà. Alle nuove generazioni affida l’unica possibilità di riscatto. Invita a resistere, a ricucire lo strappo, e a restituire senso a ciò che sembrava perduto.
POSSIBILITÀ DI VITTORIA
Sono altissime le probabilità che sia Una battaglia dopo l’altra a conquistare l’Oscar come miglior film nel 2026.
Un’impressione emersa già al momento della sua prima uscita in sala e rafforzata nel corso della stagione dei premi, dove il film ha continuato a dimostrare tutta la propria forza. A insidiarne il cammino, però, c’è un rivale tutt’altro che trascurabile. Si tratta di I Peccatori, diretto da Ryan Coogler, che si presenta alla cerimonia degli Academy Awards con un bottino record di nomination (ben 16!) e con un consenso crescente da parte di critica e pubblico.
Un titolo che, con il passare delle settimane, ha consolidato sempre di più la propria posizione nella corsa. Il sorpasso, dunque, non è uno scenario impossibile. La sfida resta apertissima, anche se al momento Una battaglia dopo l’altra, firmato da Paul Thomas Anderson, sembra mantenere una corsia preferenziale nella volata finale verso l’Oscar 2026.



