Venezia 80, Priscilla di Sofia Coppola è il ritratto cauto di una travagliata storia d’amore

Venezia 80, Priscilla di Sofia Coppola è il ritratto cauto di una travagliata storia d’amore

Venezia 80, Priscilla di Sofia Coppola è il ritratto cauto di una travagliata storia d’amore Photo Credit: Agenzia Fotogramma.it


La regista porta al Lido il suo film ispirato al libro Elvis and Me scritto dalla Presley insieme a Sandra Harmon

Potrebbe essere la storia di una qualsiasi donna vissuta in quegli anni. Priscilla di Sofia Coppola, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2023 parte con l’intento di mettere in scena il libro Elvis and me, scritto a quattro mani dalla stessa moglie di Elvis Presley assieme a Sandra Harmon, raccontando il primo incontro, il matrimonio e i problemi che hanno portato al divorzio della coppia. Poi però compie un salto mortale e prova ad essere più generico e universale, nella speranza di far immedesimare le spettatrici con la storia della protagonista. 

LA TRAMA DEL FILM

Quando l’adolescente Priscilla Beaulieu incontra a una festa Elvis Presley, l’uomo, che è già una superstar del rock’n’roll, nel privato le si rivela come qualcuno di completamente diverso: un amore travolgente, un alleato nella solitudine e un amico vulnerabile. Attraverso gli occhi di Priscilla, Sofia Coppola ci racconta il lato nascosto di un grande mito americano, nel lungo corteggiamento e nel matrimonio turbolento con Elvis. Una storia iniziata in una base dell’esercito tedesco e proseguita nella sua tenuta da sogno a Graceland. Una storia fatta di amore, sogni e speranze distrutte.


LA PAURA DI OSARE

Intimo e riservato. Maldestro ma comunque emozionante. Il ritratto di Priscilla Presley girato da Sofia Coppola si sforza di non commettere passi falsi, muovendosi a distanza di sicurezza e con grande cautela. La patina morbida tipica dell’estetica anni '50, abbraccia la storia d’amore tra la giovane donna e la leggenda della musica. Elvis Presley, dopo la travolgente interpretazione dello scorso anno di Austin Butler nel biopic di Baz Luhrmann, stavolta viene riportato in scena da Jacob Elordi che non se la cava male anche se il confronto è perso in partenza. La Coppola spoglia la star americana di tutti gli orpelli del mito per trasformarlo semplicemente in un uomo, con i suoi vizi e le sue debolezze ma soprattutto con le sue follie incontrollabili. Cailee Spaeny nei panni di Priscilla incarna l’innocenza e la tenerezza. Un volto gentile che nasconde il dolore di non poter mai essere veramente libera di scegliere o di prendere una decisione perché costretta a chiedere sempre il permesso a qualche uomo (Il padre, il marito). Una buonissima interpretazione, trattenuta e intensa. Forse, uno dei tanti problemi del film risiede nel fatto che dietro le quinte, nelle vesti di produttrice esecutiva, ci sia proprio Priscilla Presley. La sensazione che si respira dopo la visione della pellicola è che la regista si sia limitata per compiacere la donna, mettenndo così un confine alla sua visione e accontentandosi di un buon film senza guizzi particolari. Come già successo in altri film presentati al Lido quest’anno, anche Priscilla inciampa sul finale. L’ultima scena sembra aver l’ansia di dover chiudere la storia a tutti costi, senza però apportare granché alla narrazione e spegnendo totalmente il pathos creato durante tutto il film.

MAESTRO E PRISCILLA, DUE BIOPIC CHE NON VOGLIONO RISCHIARE

In molti sarebbero tentati di fare un paragone tra il film di Sofia Coppola e la pellicola diretta da Bradley Cooper su Leonard Bernstein, presentata anch’essa qui a Venezia qualche giorno fa. Entrambi i titoli vedono il racconto di una storia d’amore più o meno travagliata con nomi di spicco della musica. Entrambi hanno una costruzione narrativa che resta piuttosto in superficie, evitando di sporcarsi le mani. Ma quanto meno, Priscilla riesce ad arrivare dritto al cuore dello spettatore, emozionando e regalando anche qualche bel momento.



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