Viaggio tra i tesori più ricchi al mondo, scoperti o ancora da scoprire, tra storia, leggenda e sogno

23 gennaio 2021, ore 12:00
agg. 25 gennaio 2021, ore 11:38

America, Grecia e Italia hanno custodito, o custodirebbero ancora, ricchezze dal valore inestimabile, tesori che hanno alimentato, nel corso del tempo, speranze e sogni di molti

Il nostro viaggio parte dall'Italia, dalla bella Calabria. Siamo a Cosenza dove, per decenni e ancora oggi, è stato alimentato il mito del leggendario tesoro del re dei Goti, Alarico. Quest'ultimo morì proprio qui, di malaria, mentre si stava spostando verso sud. Per nascondere la tomba ai nemici, i suoi sudditi lo avrebbero seppellito, nel letto del Busento, il fiume che attraversa la città, su cui Giosuè Carducci scrisse anche una poesia, insieme al suo immenso tesoro. Una fortuna che, secondo quanto tramandato dalla leggenda, avrebbe compreso 25 tonnellate di oro e 150 tonnellate di argento. Non solo, stando a quello che ci ha raccontato la storia, sarebbero stati sepolti con lui anche il suo cavallo e la sua armatura. 


La leggenda del pirata Olivier Levasseur

Dall'Italia alla Francia con uno dei personaggi più controversi della pirateria mondiale, leggenda, ma anche storia. Il suo nome, Oliver Levasseur. Sembra abbiamo messo da parte, per così dire, uno dei più grandi tesori di tutti i tempi, gioielli, collane, anelli, lingotti, monete, secondo gli studiosi, del valore di 1 miliardo e 140 milioni di euro. Il 7 luglio del 1739, poco prima di essere impiccato, il pirata francese dal volto sfregiato e con una benda nera sull’occhio, gettò sulla folla un foglietto, gridando: "Trovi il mio tesoro colui che può capirlo !". Sul biglietto c'era un messaggio, crittografato, in codice, che, stando al mito, solo un altro pirata, Bernardin Nageon de L’Estang, riuscì a decifrare anni e anni dopo.


Il tesoro di William Kidd

Praticamente contemporaneo al pirata francese Oliver Levasseur, il "collega", che subì la stessa fine, William Kidd. Una parte delle 400 tonnellate d’oro appartenutegli, come scritto anche dalla rivista "Focus", furono recuperate, a Gardiners Island, a New York, nel punto esatto indicato dal pirata durante il suo processo. Questo non gli consentì di aver salva la vita. Infatti Kidd venne impiccato, ma gli sopravvisse la leggenda secondo cui, la fetta maggiore della sua fortuna, sarebbe ancora nascosta da qualche parte lungo il fiume Connecticut .


I resti della città di Troia e la maschera di Agamennone

Leggendo i versi dei poemi di Omero, che raccontano della lunghissima guerra combattuta dagli eroi greci contro i Troiani, nel XII secolo A.C. e del loro ritorno a casa, il celebre archeologo tedesco, Heinrich Schliemann, vissuto tra il 1822 e il 1890, scoprì in Turchia, nel 1872, i resti della mitica città di Troia. Pensate, il giorno prima della chiusura del cantiere degli scavi, il 14 luglio del 1873, portò alla luce il cosiddetto “Tesoro di Priamo”, costituito da straordinari gioielli, armi di rame, coppe e vasi d’oro e d’argento, risalenti al III° millennio prima di Cristo. Schliemann, è conosciutissimo anche per un'altra scoperta straordinaria in Grecia. Seguendo i testi di Pausania, geografo greco che intorno al 170 d.C. aveva descritto la città di Micene, individuò delle tombe regali all’interno della cinta delle mura. Insieme ai corpi dei defunti,i trovò armi, oggetti preziosi, gioielli e, soprattutto, il tesoro più grande e cioè la maschera funebre, completamente in oro, del Re Agamennone.

Viaggio tra i tesori più ricchi al mondo, scoperti o ancora da scoprire, tra storia, leggenda e sogno
Tags: Focus, Heinrich Schliemann, maschera funebre, Olivier Levasseur, Re Agamennone, Re Alarico, ricchezza, tesori, Troia, William Kidd

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