Alex Schwazer, campioni di urina manipolati, il tribunale di Bolzano ha archiviato il processo penale

18 febbraio 2021, ore 19:14 , agg. alle 19:51

Il marciatore, squalificato due volte per doping, aveva sempre contestato la seconda condanna, ora si valuta il ricorso alla giustizia sportiva e al comitato olimpico

Nella storia di Alex Schwazer l’ennesimo colpo di scena. Ci furono ritardi , la positività avvenuta solo dopo sei mesi dal controllo, e poi tutte vicende opache, sino all’archiviazione per il processo penale, perché, scrive il giudice del Tribunale di Bolzano , le urine furono manipolate. Il giallo del secondo presunto caso doping di Schwazer potrebbe essere stato segnato da conti in sospeso tra persone del settore, da giochi di potere. Il primo quello del 2012, Alex lo confessò pubblicamente con tanto di lacrime. Ebbe una squalifica di quattro anni, invece dei due consueti per casi di questo tipo.


Il caso Schwazer 2 si aprì in casa sua

Alex ha sempre lottato per la verità, ha sempre voluto sapere cosa è davvero accaduto nei giorni seguenti il controllo dell’1 gennaio del 2016 nella sua abitazione a Calice di Racines. Il 16 dicembre del 2015 è la data cui fare riferimento per capire la vicenda. Quel giorno Alex Schwazer accusò in aula l’allora medico della federazione italiana Giuseppe Fischetto, già facente parte nel settore medico di World Athletics, di aver omesso di denunciare i valori anomali degli atleti russi. Appena qualche ora dopo partì l’ordine per un controllo dalla federazione mondiale di atletica leggera. La prassi invece prevede altri tempi. Lo stesso Fischetto in un’intercettazione telefonica del giugno del 2016 disse “sto crucco deve morì ammazzato. Le provette partirono per Stoccarda e furono custodite presso la ditta Gqs della quale almeno sei persone erano in possesso della chiave d’ingresso. Nella società anche un ex collega di Fischetto. Le urine in questione rimasero incustodite per mezzo pomeriggio, una sera e una notte senza nemmeno la videosorveglianza. Poi vennero portate al laboratorio di Colonia. Verso fine mese il responso del controllo: ‘negativo’. Dopo un po’ di silenzio, le urine del marciatore vennero ricontrollate. E all’interno, vennero trovati due metaboliti di testosterone. Ma i risultati non vennero comunicati. A maggio Schwazer vinse la 50 km dei Mondiali a squadre alle Terme di Caracalla arrivando poi secondo in una 20 km in Spagna. E proseguiva a prepararsi per le Olimpiadi di Rio fino al 21 giugno quando, la sera prima della cerimonia della consegna del tricolore all’alfiere di Rio 2016 Federica Pellegrini dalle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, arrivò la notizia: ‘le urine sono positive al doping, Schwazer è nuovamente positivo’. Il 17 gennaio seguente si aprì il processo penale a Bolzano. Le urine contese furono prelevate solo un anno più tardi, dal legale di Alex. Le perizie del tribunale hanno concluso che furono manipolate.


Archiviato il procedimento penale, resta per ora la squalifica sportiva

Nel maggio 2020, la Corte federale svizzera, alla quale Schwazer e i suoi legali erano ricorsi, non accolse la richiesta di annullamento della squalifica. Nel dicembre scorso la Procura richiede l’assoluzione di Schwazer a livello penale, adesso l’accoglimento da parte del Gip ma fino all’agosto del 2024, almeno in questo momento, resta la squalifica sportiva. I legali di Schwazer stanno già valutando il ricorso alla giustizia sportiva e al Coni.

Alex Schwazer, campioni di urina manipolati, il tribunale di Bolzano ha archiviato il processo penale
Tags: doping, Schwazer, squalifica

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