Elvis, capolavoro in perfetto stile Baz Luhrmann, racconta con magnificenza la parabola del divo Presley

Elvis, capolavoro in perfetto stile Baz Luhrmann, racconta con magnificenza la parabola del divo Presley

Elvis, capolavoro in perfetto stile Baz Luhrmann, racconta con magnificenza la parabola del divo Presley


Nel film, che dura più di due ore e mezza, brilla l'interpretazione di Austin Butler, 30enne californiano, già visto in diverse serie televisive

ELVIS

Molto atteso, è arrivato al cinema Elvis, il biopic di Baz Luhrmann su Elvis Presley. Il regista australiano ci ha abituato a film stellari, luminosi, e con qualche nota kistch, come Moulin Rouge e Il grande Gatsby. Anche questa volta, Luhrmann non ha tradito la propria vena artistica. Elivis è magnificente, fatto di immagini velocissime e colorate, scene di repertorio, scritte giganti, persino fumetti. Su tutto trionfa la musica con i pezzi immortali di Presley, in un caso, If I can dream, la canzone è interpretata dagli italianissimi Maneskin. Una vetrina internazionale di tutto rispetto. Elvis è un film impegnativo, dura più di due ore e mezza, ma. nel complesso, soddisfa lo spettatore. 


ELVIS E IL COLONNELLO PARKER

La voce narrante del film è quella di Tom Hanks, che interpreta il manager di Elvis, il colonnello Parker, uomo dal passato misterioso e dal presente ambiguo. Parker, dopo la morte del divo, avvenuta nel 1977, fu anche al centro di alcune controversie legali legate al suo rapporto con la fortuna di Elvis. Tom Hanks, come sempre, impreziosisce i film in cui recita. E' efficace, talentuoso, sempre in parte. In questo caso, il doppio premio Oscar è molto truccato anche perchè il colonnello aveva una fisicità imponente. Si dice che fosse ingrassato per evitare di essere nuovamente arruolato nell'esercito. Un travestimento artificioso, che non toglie magia all'interpretazione di Hanks. La vera stella, però, è Austin Butler, 30enne californiano non ancora conosciuto dal grande pubblico. Pare che sia stato consigliato a Luhrmann con una telefonata dal premio Oscar Denzel Washington, che, pur non conoscendo il regista, ha voluto raccontargli del giovane con cui aveva lavorato a teatro e che sarebbe stato perfetto per Elvis. Ci ha visto lungo Denzel Washington. Butler è una vera sorpresa e nel film regala un'interpretazione da Oscar. Butler è un uomo bellissimo e notevole è la somiglianza con il giovane Elvis. Ha studiato meticolosamente le canzoni di Presley e il suo modo di stare sul palco ed è arrivato a cantare e anche ad ancheggiare alla perfezione. Decine i cambi di costume, che valorizzano le esibizioni dal vivo di Elvis e contribuiscono a dare colore alla pellicola. 




LE ORIGINI DI ELVIS E IL RAPPORTO CON LA MADRE

Il film pone l'accento sulle origini di Elvis e sul fatto che, il re del rock, si ispirasse alla musica nera e a quella country. La pellicola dà molto risalto a quanto Elvis abbia frequentato i musicisti neri, il grande B.B. King e le chiese in cui si cantava il gospel. Nell'America degli anni '50, la segregazione razziale era una triste realtà e il modo di ballare di Elvis non era ritenuto moralmente accettabile proprio perchè lo si considerava relegato nell'ambiente della comunità delle persone di colore. Elvis divenne insomma protagonista di una trasgressione dal duplice volto: eccitava le ragazze e scandalizzava i perbenisti. Per mitigare gli effetti della censura e ripulire la sua immagine fu inviato a prestare il servizio militare in Germania, dove, così racconta il film, conobbe la futura moglie Priscilla, madre dell'unica figlia di Presley, Lisa Marie, che da adulta, è stata anche moglie di Michael Jackson e di Nicolas Cage. Un altro tema focale della vita di Elvis, che il film ben esplora, è il rapporto con la madre. Presley la perse troppo presto, all'età di 23 anni, e per lui fu un dolore atroce, che mai si sarebbe sopito. Da quel momento, di lui e della sua carriera si occuparono il padre e il colonnello Parker. I due, però, spesso, dimostrarono di perseguire i propri interessi piuttosto che il benessere di Presley. Elvis morì a 42 anni. Nel suo corpo furono trovati residui di diversi medicinali, di cui abusava. L'anatomo patologo che seguì il caso catalogò 14 sostanze diverse e definì Elvis "a walking drugstore". 

Elvis Presley è il cantante solista che ha venduto più dischi nella storia, più di un miliardo. 



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