Federcalcio, il 4 novembre le elezioni per la presidenza; Spalletti resta al suo posto ma serve un cambio di passo

Federcalcio, il 4 novembre le elezioni per la presidenza; Spalletti resta al suo posto ma serve un cambio di passo

Federcalcio, il 4 novembre le elezioni per la presidenza; Spalletti resta al suo posto ma serve un cambio di passo Photo Credit: agenziafotogramma.it


Il presidente federale Gabriele Gravina probabilmente si ricandiderà, ma la rielezione non è affatto scontata; Spalletti rimane sulla panchina azzurra, ma deve cambiare tutto rispetto a Euro 2024

ELEZIONI FEDERALI

Soltanto ieri aveva allontanato l’idea delle dimissioni. Il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina vuole andare avanti e provare a risolvere i problemi: lavorando e non fuggendo. Il suo mandato scade comunque l’anno prossimo, e si sapeva che le elezioni sarebbero state fissate entro la fine di quest’anno. Già oggi è stata fissata una data: l’assemblea elettiva è stata convocata per il 4 novembre, come al solito presso l’Hotel Hilton all’aeroporto di Fiumicino. Gravina pare intenzionato a ricandidarsi per un secondo mandato, anche se ad oggi la sua riconferma pare complicata. Così come non sembra semplice il cambio di marcia che tutti sollecitano a Luciano Spalletti.

RUOLO DA SELEZIONATORE

“L’allenatore e il commissario tecnico sono due ruoli diversi”. Ora lo ammette anche Luciano Spalletti, che aggiunge: “Devo adeguarmi in fretta”. Forse sarebbe meglio prenderne atto prima e non adesso che i buoi sono scappati. Nonostante il fallimento tedesco, la Federcalcio ha confermato la fiducia al tecnico, sostenendo che un progetto triennale non può essere rinnegato dopo otto mesi. Ci sta, ma se gli Europei dovevano essere la base di partenza per costruire il progetto mondiale le prospettive non sono rosee. In questi mesi non si è costruito nulla di buono, bisogna ripartire da zero, anche da sotto zero. Ma va evitata la terza mancata qualificazione consecutiva.

MENO CONFUSIONE, PIU' SERENITA'

Per questo serve un cambio di passo e di atteggiamento anche da Luciano Spalletti. Che nella rosa dell’Italia non ci fosse una lunga sfilza di top player era chiaro a tutti. In questi casi è compito di chi guida la squadra provare ad elevare il rendimento dei calciatori: lo fece, per esempio, Antonio Conte nel 2016. L’attuale ct invece ha finito per fare il contrario, con i giocatori che hanno reso al di sotto del loro livello. In manifestazioni brevi come Mondiali ed Europei bisogna arrivare con le idee chiare: non c’è tempo per gli esperimenti. Spalletti anche in Germania ha fatto l’allenatore e non il selezionatore. E con i suoi contorcimenti – tattici e non solo- ha finito con il confondere e inibire un gruppo già incerto di suo.

NESSUN MIGLIORAMENTO

Ciò che ha preoccupato della spedizione tedesca è che la squadra non è andata in crescendo, come ci si sarebbe potuto aspettare con il lavoro quotidiano. Anzi, gli azzurri sono partiti abbastanza bene, contro l’Albania, poi sono andati in calando. La gara contro la Svizzera è stata la peggiore in assoluto: non si può nemmeno dire che l’Italia l’abbia persa, perché di fatto non l’ha proprio giocata. I limiti tecnici non sono stati minimamente compensati da dinamismo, orgoglio, grinta. E’ evidente che gli stimoli non sono stati ben indirizzati.


CALCIATORI NEL MIRINO

A Luciano Spalletti sono arrivate le critiche – dure, ma condivisibili di Fabio Capello. Un po’ più velato, ma comunque polemico, anche Arrigo Sacchi. Che però nel mirino mette anche i calciatori. Perché poi in campo ci sono andati loro. E – a parte Donnarumma e pochi altri- nessuno ha avuto un rendimento positivo. E’ emerso anche un retroscena: se la partita con la Svizzera fosse andata ai rigori, diversi azzurri avrebbero evitato di presentarsi sul dischetto: evidentemente nel gruppo c’è anche un problema di personalità. Oltre che di mancata tranquillità.



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