Festival di Sanremo. Il monologo di Paola Egonu sul razzismo, ma niente vittimismo

Festival di Sanremo. Il monologo di Paola Egonu sul razzismo, ma niente vittimismo

Festival di Sanremo. Il monologo di Paola Egonu sul razzismo, ma niente vittimismo Photo Credit: Fotogramma.it


Parte da se stessa, dalla sua esperienza ma rigetta le accuse di vittimismo e di non aver rispetto per il proprio Paese solo per aver mostrato debolezze e paure

"Non sono qui a dare lezioni di vita" ha detto Paola Egonu iniziando il suo monologo. E ha poi spiegato di volersi raccontare per "risalire all'originale", evitando quelle frasi "fuori contesto, tagliate e incollate solo per fare titoli per fare rumore". L’azzurra della pallavolo ha ricordato: "Perché sono diversa mi chiedevo, poi ho capito che questa diversità è la mia unicità. Perché io sono io? Perche io sono io, è la risposta. Siamo tutti uguali oltre le apparenze". E ha concluso: "Sono stata accusata di vittimismo, solo per aver raccontato brutte esperienze che ho vussuto. Amo l'italia e vesto con orgoglio la maglia azzurra che per me è la più bella del mondo".

LA METAFORA

Il razzismo da affrontare, l'orgoglio di appartenenza all'Italia, la consapevolezza che "la diversità è unicità" e che "siamo tutti uguali oltre le apparenze". "Io - sottolinea la pallavolista - sono quella che quando oggi ancora mi fanno una domanda sul razzismo, rispondo così “Prendete dei bicchieri di vari colori e metteteci dentro l'acqua. Vedrete che la maggior parte delle persone sceglierà il bicchiere trasparente, solo perchè il suo contenuto è più limpido. Eppure se proverete a bere da uno dei bicchieri colorati, scoprirete che l'acqua ha sempre lo stesso gusto, fresco e vita, perchè siamo tutti uguali oltre le apparenze".

VITTIMISTA? NO

Alle accuse di vittimismo, di mancanza di rispetto per il suo paese, risponde con forza: "Amo l'Italia, vesto con orgoglio quella maglia azzurra che per me è la più bella del mondo e ho un profondo senso di responsabilità nei confronti di questo Paese in cui ripongo tutte le mie speranze di domani". Aver sbagliato in tante finali, dice ancora, "non fa di me una perdente. Cosi come non è perdente chi a scuola prende il voto più basso e non è perdente chi non riesce a realizzare il proprio sogno al primo colpo. E poi, visto che siamo a Sanremo, non è perdente nemmeno chi arriva nelle ultime posizioni in classifica". Il riferimento è a Vasco Rossi, che nel 1983 arrivò penultimo. "Un altro non perdente, che ci ha insegnato che dalle sconfitte più dure possono nascere i successi più grandi. Ognuno col suo viaggio, ognuno diverso", conclude sulle note di Vita spericolata.


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