L’ultimo vagone, un thriller in cui la suspense corre sui binari della metro di Londra: ne parliamo con l’autrice, Andrea Mara

L’ultimo vagone, un thriller in cui la suspense corre sui binari della metro di Londra: ne parliamo con l’autrice, Andrea Mara

L’ultimo vagone, un thriller in cui la suspense corre sui binari della metro di Londra: ne parliamo con l’autrice, Andrea Mara Photo Credit: "L'ultimo vagone" di Andrea Mara, Piemme


Tensione costante che viaggia rapida nel cuore della capitale britannica, in una storia ricca di rivelazioni e soprattutto di false piste in cui è facile perdersi, nella ricerca della verità

Come ogni sabato si rinnova l’appuntamento del fine settimana con il mondo dei libri. Un frangente in cui andiamo alla scoperta delle novità editoriali in due diverse modalità.

C’è infatti lo spazio dedicato ai libri più interessanti della settimana, con un quartetto di titoli selezionati tra le uscite più recenti. Un focus che nell’ultima occasione ha posto sotto la lente d’ingrandimento volumi come “False illusioni”, “Verso Capo Horn”, “Sesso e bugie” e “L’ombra della sindone”.

C’è però un altro spazio in cui a essere protagonisti sono sì i libri, ma sotto i riflettori ci finiscono gli autori e le autrici. È lo spazio del sabato dedicato alle interviste, un momento in cui si va a fondo delle storie grazie al commento e alle curiosità evidenziate da chi a quei racconti ci ha lavorato. Come nel caso di Sabrina Gabriele con il suo “I buoni propositi”, o di Barbara Baraldi con il suo “Gli omicidi dei tarocchi”. Oggi troviamo Andrea Mara, che ci permette di saperne di più de “L’ultimo vagone”, libro che arriva in Italia grazie a Piemme.


L’ULTIMO VAGONE, PORTE DELLA METRO CHE SI CHIUDONO E PARTENZA VERSO L'IGNOTO

Ciao Andrea, ti lascio subito la parola per le presentazioni: cosa troviamo ne “L'ultimo vagone”?

“L’ultimo vagone è la storia di due bambine che salgono a bordo di un treno della metropolitana di Londra. Ma di colpo le porte si chiudono, separandole dalla madre, Sive, che resta sulla banchina e in preda al panico guarda il treno sfrecciare via davanti ai suoi occhi. Sive chiede aiuto agli addetti alla sicurezza, che si mettono in contatto con la stazione successiva. Una volta arrivati lì però trovano solo la figlia minore, che ha appena due anni. Della maggiore, di sei anni, non c’è nessuna traccia.

Sive e il marito si trovano a dover cercare la propria figlia in una città che conta otto milioni di abitanti, assaliti dal dubbio che si possa trattare di un rapimento. Ma forse la verità è più vicina di quanto sospettano.”


Come mai la scelta di ambientare la storia a Londra?

“Io vivo a Dublino e in prima battuta ho preso in considerazione l’idea di ambientare la storia nella mia città. Tuttavia, la nostra rete ferroviaria è costituita da due sole linee, in direzione nord-sud e viceversa. Corrono entrambe su terra e contano soltanto venti fermate. Dublino è una città piccola, in cui tutti si conoscono. Non è verosimile che un bambino sparisca per così tanto tempo.

Londra invece è di gran lunga più vasta e quindi spaventosa, soprattutto per la famiglia del libro, che è irlandese e si trova nella grande città per una vacanza.”


È una storia che si articola attraverso due diversi momenti temporali, distanziati di quindici anni: quanto lavoro è stato necessario per fare combaciare tutti i pezzi?

“Sovrapporre e intrecciare i piani temporali è sempre impegnativo, ma è la parte della scrittura che preferisco – mi piace molto annodare i fili e verificare più e più volte che tutto funzioni, che tutto si tenga alla perfezione e senza sbavature.”



UNA SOLA COSTANTE: TUTTI MENTONO

Siamo di fronte a un thriller psicologico dove "tutti mentono", citando una delle frasi cardine del racconto. Avevi già chiara in mente fin dall'inizio come si sarebbe sviluppata la storia oppure ci sono stati cambi di rotta nel corso della scrittura?

“Ho avuto presente sin dall’inizio chi sarebbe stato il colpevole – faccio sempre in modo di sapere già come finirà così da non trovarmi in difficoltà. Ma tutto ciò che sta nel mezzo, tutto ciò che succede dai primi fino agli ultimissimi capitoli, ha attraversato un lungo processo fatto di cambiamenti e deviazioni rispetto al progetto originario.”


Possiamo dirlo - senza che ci venga detto che facciamo spoiler - che il libro contiene una serie di false piste, anche credibili. Quanto ti sei divertita a mandarci (mi inserisco all'interno della community di lettori) fuori strada? O, eventualmente, quanto è stato difficile creare questi vicoli ciechi rendendoli però idealmente possibili?

“Amo aggiungere false piste che i lettori possano seguire. Se da un lato credo sia importante lasciare una scia di indizi per lasciare ai lettori la possibilità di risolvere il puzzle, dall’altro lato è anche molto divertente depistare chi legge.”


È giunto ora il momento di una domanda “di rito”: se il tuo libro fosse una canzone, quale sarebbe?

“Sceglierei Cold Little Heart di Michael Kiwanuka, la sigla della trasposizione televisiva di Big Little Lies, che ho guardato proprio nel periodo in cui ho scritto L’ultimo vagone. La canzone mi trasmette bei ricordi ed è anche il caso virtuoso di una storia che funziona bene sia sulla pagina sia sullo schermo: la mia cosa preferita in assoluto!”


Ci sono già nuove storie o nuovi progetti pronti a prendere vita in vista del futuro?

“Sto lavorando all’editing del mio nono libro, che sarà pubblicato in Irlanda e nel Regno Unito il prossimo maggio. Si intitola Such a Nice Girl e riguarda due migliori amiche convinte che una delle loro figlie abbia cercato di uccidere l’altra. Entrambe le ragazze sono sparite e le madri non sanno chi delle due è la carnefice e chi è la vittima.

Sono anche molto entusiasta per la trasposizione televisiva del mio libro All Her Fault che andrà in onda a novembre – nel cast ci sono Sarah Snook e Dakota Fanning.”



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