La compagnia aerea iraniana Mahan Air non ha rispettato i protocolli di sicurezza e ha continuato a volare durante il lockdown

La compagnia aerea iraniana Mahan Air non ha rispettato i protocolli di sicurezza e ha continuato a volare durante il lockdown

La compagnia aerea iraniana Mahan Air non ha rispettato i protocolli di sicurezza e ha continuato a volare durante il lockdown


La Mahan Air ha contribuito alla diffusione del covid19 nel Medio Oriente continuando la propria attività

La Mahan Air continua a operare, nonostante i divieti

La Mahan Air, una compagnia privata fortemente legata ai Guardiani della Rivoluzione, in Iran, ha continuato la propria attività, senza rispettare i protocolli di sicurezza e i divieti, imposti dal governo di Teheran già a partire dal 31 gennaio. Infatti, la compagnia aerea non ha sospeso i voli per la Cina, compresi quelli per Wuhan, contribuendo alla diffusione del contagio per coronavirus. Alle accuse la compagnia ha risposto spiegando di aver effettuato solamente voli cargo, nonostante i dati mostrino, chiaramente, che si trattava anche di aerei passeggeri. 


L’indagine di BBC News Arabic 

BBC News Arabic ha svolto un’indagine e ha scoperto che i primi casi in Iraq e Libano sono arrivati proprio a causa dei voli della Mahan Air: tramite i tracking data, infatti, hanno mostrato come la compagnia aerea iraniana abbia continuato a lavorare senza rispettare i protocolli e le adeguate protezioni per i propri passeggeri e l’equipaggio. In Iran, il Governo, a partire dal 31 gennaio, ha impedito alle compagnie aeree di effettuare voli, specialmente per e dalla Cina, ma la Mahan Air ha continuato a volare fino al 20 aprile, contribuendo alla diffusione del contagio. La compagnia, in risposta alle accuse, ha spiegato di aver effettuato solamente 6 voli cargo e 4 voli passeggeri per evacuare gli iraniani rimasti in Cina (l’ultimo di questi voli è stato, teoricamente, registrato il 5 febbraio). Nonostante tali dichiarazioni, si sono registrati altri 157 voli successivi: di cui 8 per la Siria, 37 per Dubai, 19 per la Turchia e 18 nel mondo. Inoltre, Mahan Air ha confessato di non aver imposto la quarantena alla propria crew che, dopo i voli per e dalla Cina, ha continuato a volare tranquillamente. 


Le minacce allo staff 

Una fonte interna della compagnia aerea ha confermato a BBC News Arabic che 50 persone dello staff hanno mostrato i sintomi tipici del coronavirus ma hanno continuato a lavorare senza protezioni: sospetto, inoltre, un accordo fatto da firmare allo staff da parte di Mahan Air con la minaccia di “criminal prosecution” nel caso in cui avessero parlato pubblicamente della loro situazione. Di seguito a ciò, 1300 membri dell’equipaggio hanno firmato una petizione contro la compagnia aerea sottolineando le minacce ricevute e la sottostima della crisi sanitaria da parte della Mahan Air. Si sospetta che, dietro a tutta questa vicenda, vi sia un forte appoggio dei Guardiani della Rivoluzione, particolarmente potenti nella maggior parte dei Paesi in cui si sono registrati i voli e sono stati, dunque, permessi gli atterraggi. 


Qom, l’epicentro del contagio in Medio Oriente 

Nel mentre, a Qom, città santa in Iran, visitata da milioni di persone, a febbraio, si sono iniziati a registrare i primi morti a causa del coronavirus: tuttavia, le feste religiose e le elezioni nazionali non sono state sospese. La diretta conseguenza di queste decisioni è stata il sovraffollamento degli ospedali. I voli attuati da Mahan Air, come precedentemente indicato, non sono stati solamente verso la Cina ma anche verso il Libano, la Siria e l’Iraq, paesi molto legati ai Guardiani della Rivoluzione, dove si è scatenata una forte paura per eventuali contagi. Un timore del tutto giustificato considerando che, in Libano, il 21 febbraio, successivamente ad uno dei voli di Mahan Air dall’Iran, è stato registrato il primo caso di coronavirus: una donna appena tornata dal pellegrinaggio religioso a Qom il cui passaporto è stato pubblicato su Twitter, a riprova della responsabilità della compagnia aerea. Anche in Iraq, il 24 febbraio, è stato registrato il primo caso positivo al covid19, un giovane studente appena tornato da Teheran. Attualmente in Iran si sono registrati 102.000 casi positivi, 81.587 guarigioni e 6.418 decessi per coronavirus. 



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