Lavorare stanca e stressa: i lavoratori italiani sono i più stressati d'Europa, lo rivela una ricerca

Lavorare stanca e stressa: i lavoratori italiani sono i più stressati d'Europa, lo rivela una ricerca

Lavorare stanca e stressa: i lavoratori italiani sono i più stressati d'Europa, lo rivela una ricerca Photo Credit: agenziafotogramma.it


Solo sei lavoratori su dieci sono soddisfatti della propria attività. E crescono le differenze di genere: gli uomini non sono soddisfatti se il loro capo è donna

Ritmi spesso forsennati, difficile conciliazione tra tempi del lavoro e quelli della famiglia, impegni considerati troppo gravosi rispetto alle proprie capacità di assorbirli, il quadro non è molto rassicurante; le conseguenze sono che gli italiani sono i lavoratori più stressati a livello europeo. Lo rivela una ricerca internazionale secondo cui solo sei lavoratori su dieci, in Italia, sono soddisfatti della propria attività e solo la metà si sente coinvolto nella propria società rispetto a una media europea di oltre il 63%.

Divario di genere sul posto di lavoro

Il discorso si fa più spinoso se guardiamo alle differenze di genere. Secondo un sondaggio di We world Ipsos, gli uomini sono meno soddisfatti se il loro capo è donna. I dati, contenuti nel WeWorld Index 2025, mettono in luce disuguaglianze di genere nel mondo del lavoro. Il 64% degli intervistati dichiara che la propria azienda non offre alcuna possibilità di smart working o telelavoro. Tra chi ne ha accesso, emergono differenze di genere: mentre il 23% degli uomini non lo utilizza mai, tra le donne questa percentuale scende al 14%, segno di una maggiore necessità di flessibilità per conciliare vita familiare e professionale. Anche la fase di selezione del personale è influenzata da dinamiche discriminatorie. Più della metà degli intervistati ha ricevuto domande inopportune durante i colloqui, con forti disparità tra uomini e donne: il 61% delle donne si è sentito chiedere se avesse figli/e, rispetto al 49% degli uomini. A una donna su quattro (25%) è stato chiesto se fosse incinta. Agli uomini, invece, vengono chieste più spesso informazioni sulla salute (35%), sul lavoro svolto dai genitori (34%) e sull'appartenenza sindacale (31%). "I dati del nostro sondaggio confermano quanto il mercato del lavoro italiano sia ancora condizionato da stereotipi di genere e da una distribuzione iniqua del carico familiare - sottolinea Martina Albini, Coordinatrice Centro Studi di WeWorld -. Per garantire un'effettiva parità di opportunità, servono politiche di welfare strutturali, che includano congedi parentali equamente distribuiti, maggiore accesso allo smart working e un cambiamento culturale che superi le discriminazioni ancora presenti nei processi di selezione e nelle carriere professionali".


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