Material Love di Céline Song, l’amore ai tempi dell’algoritmo: trama e recensione

Material Love di Céline Song, l’amore ai tempi dell’algoritmo: trama e recensione

Material Love di Céline Song, l’amore ai tempi dell’algoritmo: trama e recensione


Lucy, giovane donna di successo, lavora in un'esclusiva agenzia di matchmaking, occupandosi di cercare il giusto partner per persone single

Dopo l’intenso e struggente Past Lives, Céline Song ritorna con Material Love (titolo originale Materialists), un'opera che si presenta fin da subito come un controcampo occidentale rispetto al suo esordio. Se nel primo film l’amore era un destino scritto nelle pieghe del tempo e dello spazio, qui l’amore è invece un prodotto, confezionato, venduto e spesso restituito. L’ideale romantico cede il passo alla logica dell’offerta e della domanda.

MATERIAL LOVE, LA TRAMA

Lucy (Dakota Johnson), giovane donna di successo, lavora in un'esclusiva agenzia di matchmaking, occupandosi di cercare il giusto partner per persone single appartenenti a un mondo elitario fatto di manager e ricchi professionisti.

Lei, in primis, non ha una relazione, convinta che scegliere un compagno sia più un calcolo razionale che un atto dettato da emozioni autentiche, ma le cose si complicano quando finisce in un triangolo amoroso con una sua ex frequentazione, John (Chris Evans), un attore squattrinato che lavora come cameriere e con il quale condivide un passato intenso, e un uomo tanto affascinante quanto ricco, Harry (Pedro Pascal), incontrato durante il fastoso matrimonio di due clienti da lei messi insieme.

MATERIAL LOVE, LA RECENSIONE

Siamo dalle parti delle commedie romantiche americane, con atmosfere che ricordano certi film con Anne Hathaway, ma la regista gioca con il genere per rovesciarlo dall’interno. Il film, a prima vista più convenzionale e meno lirico, è in realtà un'acida riflessione sull’amore nell’era del capitalismo avanzato. Le relazioni non nascono più dal caso o dal destino, ma da app e algoritmi, da numeri e da strategie di marketing affettivo. È il capitalismo sentimentale che detta le regole: chi merita amore? Chi può permetterselo?

Celine Song sembra volerci dire che l’amore non è più una questione di cuori, ma di credit score. E se a tratti il film si appoggia su una sequela di luoghi comuni (il ricco egoista, la donna in carriera in cerca di autenticità, il povero artista che incarna la purezza) c’è una consapevolezza dietro queste scelte: è proprio attraverso questi stereotipi che il sistema perpetua sé stesso.

Non tutto funziona: la narrazione perde coerenza in alcuni passaggi, come se la regista volesse dire troppo e troppo in fretta, e la scrittura, pur brillante, non sempre riesce a tenere il tono su un unico registro. Il film oscilla tra il sarcasmo e la sincerità, tra la satira e il melodramma. A volte l’equilibrio si spezza.

Pedro Pascal, nel ruolo del milionario virile e affascinante, è forse la scelta meno ispirata del film. L’attore ormai onnipresente, sembra intrappolato in un loop recitativo in cui ogni personaggio è una variazione della stessa posa: sguardo languido, carisma forzato, una certa stanchezza sotto la superficie. Qui, più che affascinante, risulta poco credibile, quasi fuori posto in un film che avrebbe richiesto maggiore sottigliezza.

Eppure, "Material Love" riesce comunque a colpire. Non ha la grazia sospesa di "Past Lives", ma ha una sua rabbia sottile, un desiderio evidente di smascherare le trappole dell'amore contemporaneo. Forse meno ispirato, forse più imperfetto, ma comunque necessario.

E, in mezzo a una narrazione a volte sbilanciata e a una critica sociale fin troppo evidente, "Material Love" riesce comunque a offrire qualche spunto di riflessione non scontato sul peso che la testa e il cuore (insieme o in conflitto) hanno nel guidarci verso le scelte che possono decidere della nostra vita. Céline Song non si limita a raccontare l’amore come merce, ma insinua il dubbio più profondo: chi è davvero a scegliere? Noi, o le nostre paure? Il desiderio, o il calcolo? È un film che, pur tra alti e bassi, resta capace di parlare a chi vuole sorridere dei problemi del cuore, senza rinunciare a pensare.



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