Neonati sepolti: la Procura di Parma ha chiesto di condannare Chiara Petrolini a 26 anni di carcere

Neonati sepolti: la Procura di Parma ha chiesto di condannare Chiara Petrolini a 26 anni di carcere

Neonati sepolti: la Procura di Parma ha chiesto di condannare Chiara Petrolini a 26 anni di carcere Photo Credit: ANSA/TOMMASO ROMANIN


Per i magistrati inquirenti, la 22 enne è responsabile dei due omicidi premeditati dei figli neonati e di soppressione di cadavere; riconosciute le attenuanti generiche, ma equivalenti alle aggravanti. Petrolini in aula: " non capii cosa stava succedendo"

Ha parlato per sette minuti, circa, Chiara Petrolini, leggendo un foglio su cui aveva appuntato dichiarazioni spontanee. Dinanzi alla Corte d'Assise di Parma, la 22enne di Traversetolo, ha fornito la sua versione dei fatti, di quella drammatica catena di eventi che culminarono con due parti, nel 2023 e nel 2024 e con la morte dei due neonati, seppelliti poi nel giardino della casa di famiglia. Per quei reati, la Procura ha chiesto la condanna a 26 anni di carcere, le attenuanti generiche sono state riconosciute ma sono risultate equivalenti alle aggravanti.

"Non ho mai voluto fare del male ai miei bambini"

Chiara Petrolini si è difesa dall'accusa di omicidio premeditato: "Sono stata anche descritta come un'assassina, come una madre che uccide i suoi figli, ma non sono questo. Io non ho mai voluto fare del male ai miei bambini".  "Anche se non mi aspettavo queste due gravidanze, io sapevo che avrei tenuto i bambini e li avrei voluti crescere.
Quello che ho fatto dopo è stata una scelta sicuramente sbagliata, presa senza ragionare, che oggi sto iniziando a riconoscere, ma in quel momento per me è stata la scelta più giusta da fare: tenerli vicino a me, per non allontanarmi più da loro".

Il racconto dei parti 

Uno dei passaggi più scioccanti delle dichiarazioni  spontanee rese da Chiara Petrolini riguarda il racconto dei due parti: "Del primo parto (quello risalente al mese di maggio del 2023, ndr) non ricordo quasi niente, in quel periodo il mio problema principale era la nonna che non stava bene. Ho sentito mal di schiena e mal di pancia, mi sono alzata dal letto, mi è venuto da spingere, ho trovato questo bimbo tra le mani. Mi sono accorta che non respirava e ho fatto quel che sentivo di dovere fare, seppellirlo. Penso di non aver capito cosa è successo, di iniziare a comprenderlo solo ora".  La seconda volta, ad agosto 2024, Chiara  ha affermato di non "non pensare di stare partorendo, per quello sono uscita, se avessi programmato tutto sarei stata a casa. Quando sono tornata a casa sono andata a letto e avevo mal di pancia, pensavo di aver il ciclo. Mi sono alzata, ho sentito di dover spingere, mi sono trovata tra le mani questa creatura, la prima cosa che ho pensato è di tagliare il cordone. Poi non ricordo cosa è successo, mi sono appoggiata al letto, sono svenuta". Poi quando si svegliò vide "che il bambino non respirava più e ho fatto la prima cosa che ho pensato, seppellirlo. Non ho pensato che lì c'era anche l'altro bambino, in quel momento non mi è venuto in mente".


La  Pm ha parlato di "scelta consapevole e deliberata" di Chiara 

Da parte di Chiara Petrolini "c'è stata una scelta consapevole e deliberata di nascondere la gravidanza, di mantenere uno stile di vita incompatibile con una sana crescita intrauterina del feto, con fumo di sigarette, assunzione di bevande alcoliche e a travaglio avviato, con rottura delle acque, di bevande superalcoliche e marijuana". Lo ha detto la pm Francesca Arienti, nella sua requisitoria a Parma per sostenere la responsabilità della 22enne, accusata di omicidio volontario premeditato, parlando della morte del neonato partorito e sepolto ad agosto 2024. Evento "previsto e voluto" dalla giovane imputata. "C'è stata poi la volontà di non sottoporsi ad accertamenti medici e di farlo anche in presenza dell'avvio del travaglio. Di aver omesso ogni doveroso accertamento ginecologico e ostetrico, di essersi privata di qualsiasi assistenza, nel tentativo di accelerare l'avvio del travaglio per una vacanza negli Usa", ha aggiunto. "Non abbiamo la telecamere che ci mostrano che si schiacciava la pancia", "ma abbiamo l'elemento certo che Chiara lo ha cercato nel suo telefono: come partorire prima, schiacciarsi la pancia" e altre ricerche simili. "Le ricerche ci sono, esistono, non si possono ritenere fatte a caso", ha ribadito. Sempre rispetto alle ricerche sul cellulare, "non ne abbiamo mai trovata una in positivo, per il benessere di questo bambino. Sempre ricerche di morte". La Procura di Parma ha chiesto perciò la condanna a 26 anni di reclusione, ritenendo la 22enne responsabile di tutti i reati contestati: i due omicidi premeditati dei due figli neonati ed altrettante soppressioni di cadavere. Le sono state riconosciute le attenuanti generiche, per la giovane età e l'immaturità descritta nella perizia psichiatrica, ma equivalenti alle aggravanti. 


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