Onu approva il piano Usa per Gaza: via libera alla forza internazionale tra astensioni e tensioni

Onu approva il piano Usa per Gaza: via libera alla forza internazionale tra astensioni e tensioni

Onu approva il piano Usa per Gaza: via libera alla forza internazionale tra astensioni e tensioni Photo Credit: ANSA/ALESSANDRO DI MEO


Il Consiglio di Sicurezza adotta la risoluzione Usa su Gaza: nasce una forza di stabilizzazione e si apre un fragile percorso politico, tra entusiasmi, astensioni e dubbi di Mosca e Pechino

LA RISOLUZIONE DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA

Il dibattito sulla crisi di Gaza ha compiuto un salto di qualità quando, nella sala del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, è stato annunciato l’esito di una votazione attesa da settimane. Con tredici preferenze favorevoli e due astensioni di peso, quella di Russia e Cina, è stata approvata la risoluzione presentata dagli Stati Uniti, un testo che sostiene il nuovo piano politico promosso da Donald Trump per la Striscia e che autorizza la creazione di una forza internazionale incaricata di garantire la stabilità dell’enclave e procedere al disarmo di Hamas. La misura, passata senza dover ricorrere a ulteriori negoziati, ha immediatamente alimentato reazioni contrastanti, segnando un nuovo capitolo nel difficile equilibrio diplomatico del Medio Oriente.

LE CONGRATULAZIONI DELLA DELEGAZIONE AMERICANA E DI DONALD TRUMP

La delegazione americana ha accolto il voto come un successo di portata eccezionale. L’ambasciatore Usa, Mike Waltz, ha parlato apertamente di «risultato storico», sottolineando come la risoluzione riconosca per la prima volta la possibilità concreta di un percorso credibile verso l’autodeterminazione palestinese. Accanto alle dichiarazioni di entusiasmo, è arrivata anche la presa di posizione del segretario generale Antonio Guterres, che attraverso il suo portavoce ha evidenziato l’importanza del passo compiuto dal Consiglio. Guterres ha insistito sulla necessità di trasformare le convergenze diplomatiche in interventi pratici, rimarcando che la tregua raggiunta deve essere solidificata con urgenza e che la comunità internazionale deve prepararsi alla seconda fase del piano statunitense, quella che dovrebbe riaprire un vero processo politico verso la soluzione a due Stati. Donald Trump, da parte sua, ha celebrato la decisione dell’Onu con toni trionfalistici. Sul suo social, Truth, ha rivendicato il riconoscimento della sua iniziativa come «una delle più grandi approvazioni nella storia delle Nazioni Unite», definendo la nascita del nuovo Board of Peace — organismo che, secondo la sua versione, sarà da lui presieduto e affiancato da leader mondiali — un momento destinato a lasciare il segno. Parole che si collocano nel solco della narrazione che l’ex presidente ha costruito attorno al proprio ruolo internazionale e che hanno trovato immediata risonanza a Gerusalemme.

I RINGRAZIAMENTI DI ISRAELE

Il governo israeliano ha diffuso una nota che ringrazia apertamente Trump e il suo staff, attribuendo alla loro azione congiunta e al contributo dei militari israeliani il merito di aver riportato alla luce gli ostaggi sopravvissuti e la maggior parte di quelli uccisi. L’esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu ha poi sottolineato di attendersi la consegna di tutti i corpi ancora trattenuti e l’avvio, senza ulteriori ritardi, del processo di smilitarizzazione della Striscia. Il comunicato si conclude con un appello ai Paesi vicini affinché normalizzino i rapporti con Israele e collaborino nell’allontanare Hamas e i suoi sostenitori dalla regione, un messaggio che richiama gli sviluppi degli Accordi di Abramo e la strategia di integrazione regionale perseguita da Tel Aviv.

L'ASTENSIONE DI CINA E RUSSIA

Molto diversa è stata invece la reazione russa. Il rappresentante di Mosca, Vassily Nebenzia, ha spiegato che l’astensione è derivata dall’impossibilità di sostenere un testo giudicato troppo sbilanciato sulle posizioni americane. Pur riconoscendo gli sforzi compiuti dagli Stati Uniti e da altri mediatori nella gestione della crisi e nell’ottenimento del cessate il fuoco, Nebenzia ha rimarcato che la bozza non fornisce garanzie di responsabilità né strumenti di supervisione adeguati per il Consiglio di Sicurezza. Mancano, a suo avviso, riferimenti espliciti e stringenti alla formula dei due Stati e non viene chiarito in che tempi e modi il controllo di Gaza dovrebbe essere trasferito all’Autorità Nazionale Palestinese. Criticità che, secondo Mosca, rendono il documento troppo vago, soprattutto per quanto riguarda il funzionamento del Board of Peace e il mandato della forza di stabilizzazione, giudicati potenzialmente troppo autonomi. Da Pechino, pur con toni più sfumati, è arrivata una posizione simile. L’ambasciatore Fu Cong ha evidenziato che il testo manca di elementi essenziali per garantire un’effettiva ripresa del processo politico e non attribuisce all’Onu quel ruolo centrale che, secondo la Cina, dovrebbe essere imprescindibile. Anche in questo caso, l’assenza di un richiamo chiaro e incondizionato alla soluzione a due Stati è stata indicata come una lacuna preoccupante. Tuttavia, Pechino ha scelto di non ostacolare l’approvazione, ritenendo prioritaria la delicatezza del momento e la necessità di mantenere il cessate il fuoco.


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