Scende il numero dei morti per il coronavirus, la soglia psicologica dei "mille" al giorno non è stata superata

Scende il numero dei morti per il coronavirus, la soglia psicologica dei "mille" al giorno non è stata superata

Scende il numero dei morti per il coronavirus, la soglia psicologica dei "mille" al giorno non è stata superata


Ieri 814 decessi, i numeri migliorano, ma non si può abbassare la guardia anche se la maggior parte degli italiani è lontana dai luoghi del dolore

La soglia psicologica, fortunatamente, ieri, non è stata superata. Mille. Dieci volte cento. La pandemia non è ancora arrivata a tanto. Temevamo che i morti quotidiani non fossero più a tre cifre, ma a quattro. Ieri sono stati 814, due giorni fa 993. Sarebbe stato un traguardo tragico, di quelli che non ci saremmo mai aspettati prima. Per molti ormai esiste una sorta di anestesia interna che fa ascoltare i numeri dei decessi quasi con distacco.


I numeri del dolore

Gli occhi della maggior parte degli italiani sono lontani dai luoghi del dolore, lontani dagli ospedali e dalle case nelle quali si soffre. Essere distanti pone la mente nella condizione di non prestare troppa attenzione ai richiami, alle immagini, alle storie del Covid. Dalle abitazioni e dagli uffici l’unico suono che, ogni tanto, scaraventa gli italiani nel mondo del coronavirus è la sirena delle ambulanze. In questo caso, però, si cerca di pensare ad altro. Quando l’ Italia era chiusa in casa, durante la prima ondata, ogni ambulanza che si sentiva, trasportava un paziente grave affetto da coronavirus. Non c’era margine di errore statistico. Oggi, invece, nella seconda ondata, c’è chi è convinto che il mondo sia tornato alla normalità. Sulle ambulanze ci sono i feriti in un incidente, gli infartuati, qualcuno che caduto da una scala si è rotto una gamba e un braccio. Il cervello combatte così la pandemia.


L'inizio della pandemia

Era il 21 febbraio di quest’anno quando si scoprì a Codogno, in provincia di Lodi, il cosiddetto “paziente 1”. Sembrano passati anni luce, invece sono trascorsi solo nove mesi. Nove mesi nei quali i morti per Covid sono stati poco più di 58mila. Lo stadio San Paolo di Napoli pieno. Un’enormità. Quante famiglie italiane, in queste festività, piangeranno un loro caro? Non penseranno al DPCM, agli spostamenti, alle zone gialle, arancioni o rosse. Penseranno che questo sciagurato 2020 ha mietuto affetti, storie d’amore, sorrisi da guardare, corpi da abbracciare, pezzi della nostra memoria. Sarà un Natale diverso anche per questo. Molto più intimo. I regali saranno sotto l’albero, ma quest’ultimo sarà meno rigoglioso rispetto al passato.


La nuova dimensione del Natale

Ci sarà negata la socialità, e, in molti casi, anche la conta di chi è rimasto. Saremo, per la prima volta, tutti un po’ più soli. Vivremo i giorni che stanno arrivando all’interno dei nuclei familiari, augurandoci che tutti rispettino i consigli: pochi intimi. Non ci sposteremo. Andare all’estero significherà tornare e stare in quarantena. Sarà una dimensione diversa alla quale, in teoria, siamo già abituati. Solo in teoria. Sarà il primo Natale ed il primo Capodanno ai tempi della pandemia. Tante volte abbiamo sentito dire che stiamo vivendo una guerra. Anche nel pieno di una guerra, ad un certo punto, si torna la normalità. A Sarajevo, sotto le bombe e nel mirino dei cecchini, le donne uscivano truccate, indossando le scarpe migliori. I bambini giocavano a pallone nei cortili. Nella più aberrante anormalità umana, quella dell’assedio e dei colpi di mortaio dalle colline, che almeno una volta al giorno causavano una strage, quei frammenti di vita, riportavano gli abitanti di quella città disastrata, alla normalità. Quella che tutti noi attendiamo dopo la tempesta perfetta


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