“Se non ti sposi fai la fine di Saman”: a Novellara l’orrore che ritorna

“Se non ti sposi fai la fine di Saman”: a Novellara l’orrore che ritorna

“Se non ti sposi fai la fine di Saman”: a Novellara l’orrore che ritorna Photo Credit: ansa/Max Cavallari


Arrestato un 54enne pakistano: aveva minacciato la figlia di ucciderla come era successo alla povera Saman. Condanna definitiva per maltrattamenti e nozze forzate

Ancora Novellara, nella Bassa Reggiana, ancora il nome di Saman Abbas, evocato come una minaccia, un avvertimento e uno strumento di controllo. A distanza di anni dall’omicidio della diciottenne pakistana, uccisa dalla famiglia per aver rifiutato un matrimonio forzato, la sua storia continua a proiettare un’ombra su questo territorio. Questa volta fortunatamente non c’è un corpo da cercare nei campi, ma una giovane donna che per oltre quindici anni ha vissuto prigioniera della paura. Un uomo di 54 anni, di nazionalità pakistana, è stato arrestato e condotto in carcere a Novellara dopo che la Cassazione ha reso definitiva la condanna per maltrattamenti in famiglia e induzione al matrimonio nei confronti della figlia, oggi poco più che ventenne. La pena residua che dovrà scontare è di un anno, undici mesi e dieci giorni.

Le sopraffazioni dal 2008 al 2025

I fatti contestati dalla Procura di Reggio Emilia coprono un arco temporale lunghissimo, dal 2008 al 2023, delineando un quadro di sopraffazione sistematica e continua. Secondo le indagini dei carabinieri, la ragazza viveva in una condizione di totale isolamento: non era libera di uscire di casa, di lavorare, di avere relazioni sociali né di proseguire gli studi, interrotti alla terza media per volontà del padre. Ogni tentativo di autonomia veniva bloccato. Le veniva ripetuto che, in quanto musulmana, doveva tenere “comportamenti adeguati” e che non doveva fidarsi degli assistenti sociali che avevano iniziato a seguirla. Nel 2021 l’uomo l’avrebbe costretta a sposare, a distanza, un cugino residente in Pakistan, mai conosciuto di persona. Il matrimonio sarebbe stato celebrato nel Paese d’origine, dove il padre le prospettava un imminente rientro. Una prospettiva che per la giovane si traduceva in una minaccia concreta. Quando ha provato a opporsi, il padre avrebbe pronunciato la frase che pesa come una sentenza: “Se non ti sposi fai la fine di Saman Abbas”. Un richiamo esplicito al destino della ragazza uccisa proprio a Novellara. Una minaccia che ha avuto l’effetto di spezzare ogni residua sicurezza e che ha spinto la giovane, per timore della propria incolumità, ad accettare l’ingresso in una comunità protetta. La svolta arriva grazie alla scuola. È lì che la ragazza trova il coraggio di raccontare quanto stava accadendo. Le docenti informano i servizi sociali e le forze dell’ordine, dando avvio all’inchiesta. In fase preliminare vengono disposti il divieto di avvicinamento, il braccialetto elettronico per il padre e misure restrittive anche per la matrigna, 37 anni, residente a Novellara con i fratellastri della vittima. Il procedimento giudiziario si conclude in primo grado il 28 luglio 2025, con la condanna dell’uomo a due anni e quattro mesi. Nei giorni scorsi la Cassazione ha respinto il ricorso della difesa, rendendo la sentenza definitiva e aprendo le porte del carcere. La matrigna è stata condannata a due anni per maltrattamenti, con pena sospesa subordinata alla frequenza di un corso antiviolenza. Non si tratta di un caso isolato. È l’ennesima dimostrazione che le nozze forzate e la violenza intrafamiliare legata all’onore non sono fenomeni lontani, né confinati ad altre latitudini. Accadono anche in Italia, spesso nel silenzio, dietro il paravento della tradizione e della cultura. Il nome di Saman Abbas, ancora una volta, riemerge come simbolo tragico di ciò che può accadere quando una ragazza prova a scegliere per sé. Questa volta, però, la catena della violenza si è spezzata prima che fosse irreversibile, grazie alla scuola, alle istituzioni e al coraggio di una giovane donna che ha deciso di parlare.



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