Spalletti intervistato da Veltroni: "Le mie scelte per la Nazionale saranno tecniche ma anche morali"

Spalletti intervistato da Veltroni: "Le mie scelte per la Nazionale saranno tecniche ma anche morali"

Spalletti intervistato da Veltroni: "Le mie scelte per la Nazionale saranno tecniche ma anche morali" Photo Credit: agenziafotogramma.it


Il commissario tecnico della Nazionale ha aggiunto: i giovani calciatori hanno poca fame, pensino a Maradona che si allenava nel fango. A Napoli ci ho lasciato il cuore

Una lunga chiacchierata a tutto campo pubblicata su Il Corriere della Sera. Intervistato da Walter Veltroni, Luciano Spalletti ha parlato del suo incarico di guidare la Nazionale, ha allungato lo sguardo fino agli Europei della prossima estate in Germania, ha spiegato quali sono i valori sui quali si costruisce un calciatore, anche e soprattutto fuori dal campo. E non sono mancati accenni alla sua storia personale.

LA NAZIONALE DI TUTTI

Sull’Italia Luciano Spalletti ha affermato:Vorrei tornasse la Nazionale di tutti e che tutti gli italiani le volessero bene. Per me la maglia della Nazionale è quanto di più alto ci possa essere in uno sport ma allo stesso tempo anche quella che più resta vicina al calcio di strada. Quando da bambini dovevamo giocare contro quelli del giardinetto accanto, speravamo con tutto noi stessi di venire ''selezionati'' e poter far parte di quelli che vincendo sarebbero diventati gli eroi del quartiere. La proposta di Gravina mi ha reso un uomo felice e orgoglioso anche se ho sentito il peso enorme della responsabilità trattandosi della maglia azzurra di tutti gli italiani. Le mie scelte saranno tecniche e anche morali: vorrò intorno a me ragazzi che ci credono, che vivano con me il morso della responsabilità, ragazzi che conoscano a memoria la storia di questa Nazionale dimostrandomi di voler entrare in quella storia, di volerci provare fino in fondo. Sarò sempre assillato dal bene della nostra Nazionale e, chi vorrà dimostrarmi di voler mettere il proprio talento al servizio della Nazionale, saprà che io sarò ai suoi piedi. Noi dobbiamo restituire all'Italia il bene che ci vuole. Far gioire un Paese intero, che si unisce e dimentica le appartenenze che separano. La maglia azzurra va desiderata prima e onorata poi come un oggetto sacro”.

FIDUCIA IN VISTA DEGLI EUROPEI

Lo sguardo si è allungato ai prossimi campionati europei. Il sorteggio non è stato molto benevolo con gli azzurri, che sono finiti in un girone che comprende anche Spagna Croazia e Albania. Ma l’Italia ci crede. Così Spalletti: “Io non mi pongo limiti. Dipende solo da noi e dfa quanto riusciremo a migliorare. Ci sono tanti giocatorigiovani che possono crescere, come Scalvini, Udogie, Scamacca e davanti abbiamo, con Retegui, Raspadori, Kean, Immobile molto più di quanto si pensi. Raspadori, ad esempio, è un ragazzo fantastico: non rinuncia a impegnarsi né in allenamento né nel preparare uno dei suoi esami universitari. E Chiesa è uno di quei giocatori che appartengono alla rara bellezza del calcio degli illusionisti. Calciatori come lui fanno la fortuna degli allenatori, ti regalano soluzioni che non esistono in nessuna mia lavagna. Le qualità dei giocatori di talento sono superiori alle indicazioni che un tecnico può dare".

CALCIATORI MOTIVATI E CONNESSI

Come detto, Spalletti non guarda soltanto alle qualità tecniche ma anche a quelle morali dei suoi calciatori. Appena sbarcato a Coverciano, ha chiesto di limitare (per non dire vietare) l’uso delle cuffie tra ragazzi che sono sempre più isolati non sempre sanno fare gruppo. Il ct, sempre nell’intervista a Walter Veltroni su Il Corriere della Sera, ha aggiunto: “I giovani calciatori sembrano avere meno fame, hanno troppe sicurezze. La loro formazione avviene su campi perfetti, con l'erba sintetica e le docce calde. Maradona, i filmati ce lo raccontano, si rotolava con il pallone in campi che sembravano acquitrini. C'era sofferenza, fatica, una innata cultura della sfida e del miglioramento. I panni, dopo l'allenamento, vanno lavati, devono essere ben sporchi. I ragazzi oggi mettono il loro musino in ogni banalità. Si aspettano che tutto sia dovuto, sembrano avere poca voglia di sacrifici. I ragazzi da un po' di tempo sono 'Tutto e subito, altrimenti non è colpa mia’. C'è bisogno di qualcuno che li aiuti a distinguere tra mondo reale e mondo virtuale, che gli faccia respirare la carnalità, la corporeità delle paure, degli incontri, delle possibilità. È questo il modo di proteggerli e di spronarli. Hanno bisogno di dolce autorevolezza. La prima volta che sono entrato nello spogliatoio della Nazionale li ho fatti alzare in piedi e insieme abbiamo cantato l'inno d'Italia e ora abbiamo anche definito un grido di incitamento e motivazione che ci serve per sentirci uniti, vicini”.


IL CUORE A NAPOLI

Per chiudere uno sguardo al recente passato, alla conquista dello scudetto alla guida del Napoli. Una vittoria che ha trasformato una città. Le strade ora si sono divise, ma Luciano Spalletti non nasconde un po’ di nostalgia: “A Napoli ho lasciato il cuore. Non è immaginabile l'affetto, anzi l'amore che mi sono scambiato con quella città. Mi ha regalato, per la prima volta nella mia storia di allenatore, l'emozione unica di sentirmi parte di una comunità. A Napoli sono stato felice perché ho toccato con mano la felicità dei napoletani e dei miei calciatori. Ho ricevuto sensazioni indescrivibili. Una delle cose più belle che potessero capitarmi nella vita. È stata la mia università di vita, penso sia difficile avere più di quello che ho avuto io e nessuna impresa può meritare quello che i napoletani hanno dato a me. Sono orgoglioso, fiero, di diventare giovedì un loro cittadino onorario. Erano più di trent'anni che il Napoli ed io pensavamo di andare nello stesso luogo, di fare lo stesso viaggio. Incontrarci, esiste un'arte dell'incontro, ci ha fatto arrivare, ambedue, il più lontano possibile. Noi veniamo al mondo con una sola ala, non possiamo volare in alto se non cerchiamo chi ci completa. Napoli è stata la mia seconda ala. Per questo la ringrazierò sempre".



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