Venezia 80, Adagio: Fiamme e cenere in una Roma al capolinea

Venezia 80, Adagio: Fiamme e cenere in una Roma al capolinea

Venezia 80, Adagio: Fiamme e cenere in una Roma al capolinea Photo Credit: Agenzia Fotogramma.it


La pellicola corre per vincere il Leone d’oro e vede nel cast attori del calibro di Pierfrancesco Favino, Toni Servillo e Valerio Mastandrea.

Le fiamme che lambiscono Roma, mentre continui blackout fanno sprofondare la città eterna nell’oscurità più totale. È questa la prima inquadratura del nuovo film di Stefano Sollima, Adagio, presentato ieri in concorso alla Mostra del cinema di Venezia 2023. L’uomo che ha rivitalizzato il gangster movie all’italiana con i suoi Suburra e Gomorra, dopo una parentesi americana, torna a filmare la Roma criminale, stavolta però sullo sfondo della malavita e del sangue che macchia i sanpietrini, si cela uno scenario apocalittico. 

LA TRAMA DEL FILM

Manuel ha sedici anni e cerca di godersi la vita come può, mentre si prende cura dell’anziano padre (Toni Servillo). Vittima di un ricatto, va a una festa per scattare alcune foto a un misterioso individuo ma, sentendosi raggirato, decide di scappare, ritrovandosi invischiato in questioni ben oltre la sua portata. Infatti i ricattatori che lo inseguono si rivelano essere estremamente pericolosi e determinati a eliminare quello che ritengono uno scomodo testimone e il ragazzo dovrà chiedere protezione a due ex-criminali (Valerio Mastandrea e Pierfrancersco Favino).


IL TEMPO COME INGREDIENTE SEGRETO

Sollima torna a fare Sollima. L’atmosfera che si respira fin dalle prime immagini è quella tipica di un film come Suburra, ma dietro alla macchina da presa questa volta c’è un cineasta ancora più maturo, che ha preso più confidenza con il genere che lui stesso ha riportato alla luce. Nessuna novità, ma questo non si traduce in un film banale o mediocre. Anzi. La pellicola funziona dall’inizio alla fine. Un ritmo ben calibrato che procede piano (Adagio, per citare il titolo), premendo sul piede dell'acceleratore quando serve, creando tensione e suspance senza incepparsi mai. La gestione del tempo è una componente essenziale in un film di genere come questo. Accelerare o rallentare lo scorrere degli eventi, in modo equilibrato e coerente, ma soprattutto senza forzature e rispettando l'economia della narrazione è forse uno dei trucchi da non sbagliare con pellicole come queste. Sollima non sbaglia. Conosce gli ingranaggi e sa esattamente come muoversi.

Adagio inoltre si avvale di alcuni dei più grandi attori che il cinema italiano può offrire oggi. Pierfrancesco Favino è un gigante assoluto in ogni fotogramma. Scompare letteralmente dentro al suo personaggio, una maschera romana da criminale consumato dal dolore e dalla malavita. Per non parlare di Toni Servillo, magistrale nei panni di un vecchietto disgraziato ma con le mani sporche di sangue. Quando i due condividono la scena, è una gara di bravura interpretativa che lascia sbalorditi.


ROMA SMETTE DI ESSERE ETERNA?

E poi c’è Roma, circondata dal fuoco e dalla cenere. Una città dipinta in modo crepuscolare e apocalittico, come a preannunciare una fine imminente. La fine del mondo sembra iniziare proprio da Roma. E Non è la prima volta che sullo schermo si racconta questo. Proprio lo scorso anno a Venezia, nel film di Paolo Virzì Siccità, la capitale veniva ripresa arsa dal sole a dalla calura, con il fiume Tevere completamente prosciugato. I due film sono molto distanti l’uno dall’altro ma, sullo sfondo di due storie differenti, sembra esserci la medesima costante: una Roma non più eterna, e arrivata quasi al capolinea. Un simbolo del nostro paese in declino? Di un mondo sull’orlo del baratro? Chissà.



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