Verso gli Oscar 2024, Killers of the Flower moon: il lato oscuro dell’America secondo Scorsese

Verso gli Oscar 2024, Killers of the Flower moon: il lato oscuro dell’America secondo Scorsese

Verso gli Oscar 2024, Killers of the Flower moon: il lato oscuro dell’America secondo Scorsese Photo Credit: Agenzia Fotogramma.it


Il film segna la sesta collaborazione tra il regista e Leonardo DiCaprio, mentre è la decima collaborazione con Robert De Niro

Continua la nostra carrellata per approfondire tutte e dieci le pellicole che hanno ricevuto la candidatura come miglior film agli Oscar 2024. Un modo per arrivare preparati alla notte tra il 10 e l’11 marzo, quando finalmente sapremo i titoli che riusciranno a portare a casa il premio più prestigioso del cinema. Questa volta tocca a “Killers of the flower moon”, l’ultima fatica cinematografica firmata da Martin Scorsese e tratta dall’omonimo romanzo di David Grann. Il grande regista mette in scena la tragedia degli Osage, utilizzando il filtro del gangster movie assieme agli stilemi tipici del western. 


LA TRAMA DEL FILM

Il film è incentrato su quanto accaduto in Oklahoma, nella contea di Osage agli inizi degli anni Venti del Novecento. Scorsese mette i riflettori su una brutta pagina di storia americana, macchiata di sangue e petrolio. In quel periodo, infatti, vengono scoperti nella zona diversi giacimenti di petrolio, permettendo a diversi membri della tribù di nativi di arricchirsi molto. Questo nuovo stato di benessere degli Osage catturò l'attenzione di moltissimi bianchi, che desiderosi di far soldi, iniziarono a manipolare, estorcere e sottrarre con l'inganno i beni degli indiani. Parallelamente al loro arrivo in zona iniziano a verificarsi una serie di omicidi, aventi come vittime proprio alcuni cittadini facoltosi della tribù. Essendo i morti tutti proprietari di territori in cui è stata rinvenuta la presenza del bramato "oro nero", l'FBI decide di aprire un'indagine sui decessi sospetti. Il ranger Tom White (Jesse Plemons) viene incaricato di indagare sul caso e scovare il killer autore di tutti questi omicidi. Nelle indagini interviene anche Ernest Burkhart (Leonardo Dicaprio), giovane reduce della Grande Guerra, sposato con l'indiana Mollie (Lily Gladstone).


UNA NAZIONE SPORCATA DAL SANGUE E DAL DENARO

Un trionfo di tutto ciò che può essere creato con l'arte cinematografica. Un mosaico tragico ed epico, dove sfruttati e sfruttatori vengono analizzati all'interno di quello che a prima vista potrebbe essere definito il primo Western movie di Scorsese. E invece “Killers of the flower moon” è molto di più. Rifiuta le etichette e addirittura sembra imporsi per non assomigliare alla classica pellicola Scorsesiana. Lo diventerà nel corso del film, forse, ma mai in maniera troppo netta. Siamo di fronte ad una pellicola che racconta, per usare le parole di Francesco Ceraolo, il tradimento come atto fondativo dell'America e (forse) del cinema odierno. Un tema che in maniera diversa, il regista aveva tentato di raccontare anche nel suo precedente “The Irishman”. Ma qui lo fa molto meglio e soprattutto lo fa esaltando ancora di più la grandezza del mezzo. In “Killers of the flower moon” Di Caprio e De Niro fanno a gara a chi è più bravo, sfidandosi a vicenda e alzando di volta in volta l'asticella. Il primo forse si sforza di più, costruendo un'espressione ingrugnita che nel corso del film perderà volutamente. Al secondo, invece, basta poco per rubare la scena a tutti: un sorriso beffardo, uno sguardo deciso ed è subito Robert De Niro. Da non trascurare l'interpretazione della Gladstone che, candidata come miglior attrice protagonista, mette in scena lo strazio di una donna a cui tolgono tutto, anche la dignità. Un'opera in piena regola, strabordante ma vitale. Una narrazione distesa e implacabile, cadenzata e inesorabile, che ripercorre la nascita di una nazione sporcata dal sangue e contaminata dall’avidità. E dopo quasi 3 ore e mezzo, Scorsese ci regala la chicca finale, il vero lampo di genio. Come a ringraziare lo spettatore per averlo seguito fino alla fine, tira fuori dal cilindro una conclusione meta testuale e totalmente svincolata dalle logiche del racconto messe in scena fino a quel momento. Ci mette letteralmente la faccia e chiude la pellicola guardando in macchina, rivolgendosi direttamente a noi che non possiamo non sobbalzare dalla sedia, ringraziando uno degli ultimi maestri che sembra non tramontare mai.


STONE E GLADSTONE, DUE RITRATTI AGLI ANTIPODI

Scorsese si presenta agli Oscar 2024 in grande stile, ma probabilmente, stando ai vari pronostici, finirà per vincere ben poco nonostante le sue 10 nomination. La categoria dove c’è il duello più acceso sembra essere quella della miglior attrice, dove Lily Gladstone, prima nativa indiana ad essere candidata, sfida direttamente la Emma Stone di “Povere Creature!”. La prima mette in scena un ritratto di una donna che trattiene la sofferenza, perennemente schiacciata dalla cattiveria degli uomini. Quieta, serafica e trattenuta. Una montagna silente e immobile che sopporta senza urlare, che grida senza parlare. Mentre la seconda è un vulcano in continua eruzione, un fuoco d’artificio che lotta per estirpare la logica patriarcale, abbattendo tutte le barriere e le convenzioni sociali che qualcuno le ha imposto. Chi avrà la meglio?



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