Verso i David di Donatello 2024, Il sol dell’avvenire: il canto del cigno del Nanni Cinematic Universe

Verso i David di Donatello 2024, Il sol dell’avvenire: il canto del cigno del Nanni Cinematic Universe

Verso i David di Donatello 2024, Il sol dell’avvenire: il canto del cigno del Nanni Cinematic Universe Photo Credit: Agenzia Fotogramma.it


Sono 7 le nomination ottenute dal film di Moretti che lo scorso anno andò in concorso al Festival di Cannes

Continua la nostra rassegna delle cinque pellicole che hanno ottenuto la candidatura come miglior film ai David di Donatello 2024, che saranno consegnati nella sfarzosa cornice del teatro cinque di Cinecittà il prossimo 3 maggio. A condurre l’evento in prima serata torna Carlo Conti che quest’anno sarà affiancato da Alessia Marcuzzi. La scorsa settimana abbiamo iniziato la nostra marcia di avvicinamento con l’analisi e la recensione di quello che di fatto è il super favorito alla vittoria. ossia “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi, questa volta tocca invece a Il sol dell’avvenire di Nanni Moretti. La pellicola è stata presentata all’ultima edizione del Festival del Cinema di Cannes, ottenendo però scarso successo.


LA TRAMA DEL FILM

Giovanni è un regista sempre meno in sintonia con il mondo attorno a lui. Sta girando un film ambientato nel 1956, la storia del segretario della sezione del PCI del quartiere romano del Quarticciolo che deve capire come reagire all'invio dei carri armati sovietici a Budapest. La produttrice del film è sua moglie Paola (Margherita Buy), che però sta pensando di lasciarlo, anche se Giovanni non lo sa. Nel cast de Il sol dell’avvenire troviamo anche Silvio Orlando, Barbora Bobulova, Mathieu Amalric, Jerzy Stuhr, Valentina Romani e Blu Yoshimi. 

LA QUINTESSENZA DEL CINEMA DI MICHELE APICELLA

"Tre Piani", uscito nel 2021, era stato un film che molti hanno etichettato come anti Morettiano. Un film maturo e drammatico dove non c'era spazio per l'umorismo e per le risate e dove l'autore faceva un passo indietro, nascondendosi dietro ad una storia molto corale e variegata. Una storia lineare anche se stratificata, che sembrava appartenere più ai film del tardo Moretti, come ad esempio "Habemus Papam" e "Mia Madre". Insomma, molti critici si erano affrettati a bollare come mediocre quella pellicola colpevole forse di volersi emancipare da Michele Apicella e da tutta quella filmografia della Golden Age di Moretti. Qui invece si torna alle origini. Il "Sol dell'Avvenire", è la quintessenza di Nanni Moretti che rispolvera tutte le sue idiosincrasie, i tic, i vizi e le virtù che hanno caratterizzato parte della sua opera audiovisiva. Ma stavolta sembra esserci maggiore consapevolezza e maturità. Il regista mette insieme una serie di omaggi e autocitazioni ma che non sono mai fini a sé stesse. Perché a fare da collante a tutto questo c'è una trama coesa che riflette sulla storia, quella con la S maiuscola che nel frattempo si contamina con la storia cinematografica di Moretti. Una carrellata di tutti i momenti più celebri della sua filmografia che esplodono davanti allo spettatore, uno dopo l’altro. Ma lungi dal voler essere un banale film su Moretti. Il sol dell’avvenire è incentrato sul cinema, sulla politica, sulla società e sul sistema culturale. È una pellicola che prova a decifrare i mutamenti degli ultimi anni, usando lo sguardo cinico ma empatico di un autore che, forse per la prima volta, mette in discussione anche sé stesso. E noi assieme a lui riflettiamo su che cosa vuol dire essere spettatori oggi, in un mondo dominato dalle piattaforme e dagli algoritmi, e dove diamo tutto per scontato. Fellini incontra Michele Apicella e i due sembrano andare molto d’accordo. La narrazione scivola veloce senza incepparsi mai e regalando tutto ciò che si può sognare da un film di Nanni Moretti. Il regista si conferma un autore squisitamente postmoderno, in grado di fondere tutto, tenendo uniti tra loro elementi della cultura alta assieme a quelli della cultura popolare. Da Stalin ai sabot, dal cinema al gelato, da Noemi a Battiato. Il tutto come un gigantesco caleidoscopio che ancora una volta ci aiuta a comprendere quel che siamo, ciò che siamo stati (e forse non siamo più) ma soprattutto, ciò saremmo potuti essere. Sogni, desideri, fobie, paure e canzoni. Il tutto facendoci ridere e riflettere allo stesso tempo. E poi c’è il sogno utopico degli eventi della storia, sempre quella con la S maiuscola, che l’autore si diverte a sovvertire, a cambiare, come fossimo in un film di Quentin Tarantino. ("Bastardi senza gloria", "C’era una volta a Hollywood"). E poi si arriva al finale. Colori, musica, speranza, malinconia ma soprattutto cinema, quello vero, in grado di emozionare senza algoritmi e senza ricorrere alle formule prestabilite dell’industria. Guardando l’ultima sequenza si ha la sensazione che forse Moretti abbia fatto la stessa scelta che ha fatto Giovanni, il suo alter ego del film. Forse anche lui ha concepito l'ultima scena prima ancora di scrivere la sceneggiatura. Non si può restare indifferenti. In quella parata tipicamente felliniana, c'è tutto. Si è appagati ma anche tristi, ebbri di commozione e felicità. Tutta l'opera di Moretti che sfila dinnanzi a noi, per congedarsi, forse, e aprire a nuovi scenari filmici. Speriamo solo di non dover aspettare 5 anni.



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