10 anni, 100 ricette, 1000 ricordi, il nuovo libro degli chef in camicia: un viaggio tra passato e presente, con lo sguardo al futuro

10 anni, 100 ricette, 1000 ricordi, il nuovo libro degli chef in camicia: un viaggio tra passato e presente, con lo sguardo al futuro

10 anni, 100 ricette, 1000 ricordi, il nuovo libro degli chef in camicia: un viaggio tra passato e presente, con lo sguardo al futuro Photo Credit: "10 anni, 100 ricette, 1000 ricordi", Chef in Camicia


Un percorso lungo e tortuoso, alimentato costantemente dalla passione e dall’entusiasmo: la raccolta dei momenti più significativi della carriera, con la voglia di confrontarsi con nuove sfide

Il Natale 2025 è praticamente qui. La serata odierna, per milioni di famiglie italiane, rappresenterà l’inizio delle danze per quanto concerne cenoni e pranzi. Situazioni gastronomiche dai connotati molto spesso luculliani, nei termini delle quantità di cibo portato in tavola. D’altronde è il momento dell’anno in cui si può “mollare la presa”, lasciandosi cullare da manicaretti e da specialità che solo in questo specifico periodo si è soliti concedersi. Soprattutto se maniaci della bilancia, con un occhio di riguardo per un’alimentazione sana e bilanciata.

Cosa c’entra questo preambolo con lo spazio dedicato ai libri da leggere, vi starete chiedendo. Ebbene nulla accade per caso da queste parti, con la parentesi odierna che mette ancora una volta sotto la lente d’ingrandimento sì un volume, ma che contemporaneamente ci porta anche ai fornelli. A farci da ciceroni d’eccezione gli Chef in Camicia, figure di riferimento nell’ambito dei contenuti a tema cucina sui social network, che arrivano in libreria con “10 anni, 100 ricette, 1000 ricordi”. Un timing perfetto, considerando le feste di Natale (dove la tavola è protagonista indiscussa) e le doverose celebrazioni della Cucina Italiana, riconosciuta come Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità dall’UNESCO.


10 ANNI, 100 RICETTE, 1000 RICORDI, UN LIBRO PERFETTO SIA SUL DIVANO CHE AI FORNELLI

Ciao ragazzi, lascio subito a voi l'onere di rompere il ghiaccio. Cosa troviamo nel vostro libro?

“Nel libro troviamo un mega riassunto di quello che siamo stati in questi dieci anni. Non è un semplice ricettario, ma un racconto fatto di piatti, persone, errori, viaggi, trasferte. Il tutto attraverso ricette, ricordi e gli anni che si susseguono. Ogni ricetta è legata a un momento preciso della nostra storia: alcune segnano una svolta, altre un periodo complicato, altre ancora sono legate a incontri che ci hanno cambiato. È un libro che si può usare in cucina, ma anche leggere sul divano. Dentro c’è Chef in Camicia, nel bene e nel male, con la voglia di raccontarci per quello che siamo sempre stati: ragazzi che cucinano, ma soprattutto che condividono.”


Il libro è un po' una cronistoria del vostro progetto. Com'è stato guardarvi indietro e rivedere tutto ciò che avete fatto in questi anni?

“Emozionante e, a tratti, quasi surreale. Quando sei dentro al progetto, vai sempre avanti: un contenuto in più, una collaborazione, un nuovo format. Fermarsi e guardarsi indietro è una cosa che raramente ci concediamo. Rivedere tutto nero su bianco ci ha fatto sorridere, commuovere e anche un po’ imbarazzare. Ci siamo ricordati di quanto fossimo ingenui all’inizio, ma anche incredibilmente liberi. Abbiamo rivissuto momenti bellissimi e altri assurdi, che però oggi sappiamo essere stati fondamentali per diventare quello che siamo. Scrivere questo libro è stato un modo per dirci: ok, forse qualcosa di buono l’abbiamo davvero costruito e non è poco.”


Dieci anni sono un lasso di tempo considerevole. Quanto sentite di essere cambiati dagli inizi a oggi?

“Tantissimo. All’inizio eravamo più istinto che strategia, più entusiasmo che metodo. Oggi siamo sicuramente più consapevoli, più strutturati, forse anche un po’ più stanchi. Ma allo stesso tempo molto più solidi. Quello che non è cambiato è il motivo per cui abbiamo iniziato: la voglia di raccontare il cibo come linguaggio universale, senza snobismi, senza barriere. Siamo cambiati noi, è cambiato il mondo dei social, è cambiato il modo di creare contenuti, ma l’idea di fondo è rimasta identica. E questo, a distanza di dieci anni, ci fa sentire sulla strada giusta.”


DIECI ANNI, TRA BILANCI E UN RINNOVATO SLANCIO VERSO IL FUTURO

Siete attivi su tanti fronti diversi, in termini di creazione di contenuti. Qual è però l'ambiente (o piattaforma) in cui vi sentite più comodi e perché? La cucina non vale come risposta…

“Se dobbiamo sceglierne uno, diciamo il video. Che sia YouTube, Instagram o qualsiasi altra piattaforma, il video è il posto dove ci sentiamo davvero a casa. È il formato che ci permette di essere spontanei, imperfetti, veri. Dove una battuta sbagliata, una risata fuori copione o un piatto venuto male diventano parte del racconto. Il video ci ha sempre dato la possibilità di costruire una relazione, non solo un contenuto. Ed è probabilmente il motivo per cui, ancora oggi, chi ci segue sente di conoscerci davvero.”


C'è qualcosa che cambiereste, potendo tornare indietro nel tempo?

“Forse ci prenderemmo un po’ meno sul serio in certi momenti, e un po’ di più in altri. Abbiamo fatto errori, preso strade sbagliate, detto qualche “sì” di troppo e qualche “no” troppo tardi. Ma, col senno di poi, è difficile separare gli errori dai risultati. Se Chef in Camicia è arrivato fin qui è anche grazie a quelle scelte discutibili. Quindi no, non cambieremmo quasi nulla. Al massimo ci diremmo: respira, divertiti, e fidati del processo.”


E invece proiettandoci in avanti, quali sono i sogni nel cassetto o i progetti di cui si può già parlare?

“Il sogno più grande è continuare a fare quello che facciamo, ma meglio, e possibilmente ancora per molto tempo. Vogliamo far crescere Chef in Camicia come brand, come media, come luogo di incontro — sia fisico che digitale. Ci piacerebbe sperimentare ancora di più, uscire dai confini classici del food, raccontare storie nuove e magari portare il nostro mondo anche fuori dall’Italia in modo più strutturato. E poi c’è un desiderio semplice, ma enorme: che tra altri dieci anni qualcuno sfogli questo libro e pensi ok, non era solo una moda. Era qualcosa di vero.”



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