Gubbio - Siena, nona tappa del Giro d’Italia: tra tesori d’arte e bellezza del paesaggio

Gubbio - Siena, nona tappa del Giro d’Italia: tra tesori d’arte e bellezza del paesaggio

Gubbio - Siena, nona tappa del Giro d’Italia: tra tesori d’arte e bellezza del paesaggio


Passaggio dall’Umbria alla Toscana: la corsa rosa scollina gli Appennini e attraversa l’Italia da est verso ovest

GUBBIO

La partenza è nella parte più a valle di uno dei borghi più affascinanti d’Italia, Gubbio. La cittadina è un viaggio nel tempo che inizia in epoca romana e arriva al Rinascimento, passando per i palazzi gotici e medievali. In realtà, la scelta ponderata di rimanere fedelmente ancorati allo stile del XII e XII secolo non è casuale. La quasi totalità dei palazzi di Gubbio ha architetture risalenti al Medio Evo, fatti salvi il rinascimentale palazzo ducale e i reperti romani. Ed è proprio da questo essere asserragliata nella sua austerità medievale che Gubbio emana oggi il suo fascino. Le vestigia romane si concentrano nell’area pianeggiante ai piedi del borgo, poco lontano da dove è posizionato, oggi, il palco e il foglio firme dei ciclisti. Ancora visibile e ben conservato l’anfiteatro romano che accoglie i viaggiatori in arrivo dalla dorsale adriatica. A Piazza Quaranta Martiri, poco oltre le rovine, inizia la città medievale. Salendo si arriva a piazza Grande, un’imponente terrazza pensile, dove si affacciano i due edifici più importanti della città: il palazzo del Podestà e il gotico ed imponente palazzo dei Consoli, che, con i suoi 60 metri, domina sulla vallata. Dalla terrazza della piazza si può godere di un magnifico affaccio sulla campagna sottostante.


SIENA

La piazza a forma di conchiglia dove si svolge ogni anno il palio, oggi è l’arrivo della nona frazione del Giro. Piazza del Campo, cuore pulsante della città, ha una lieve pendenza verso il centro, cosa che rende la corsa equestre più aerodinamica che mai. È circondata da palazzi del XIV secolo rivestiti di piccoli mattoncini rossi. Sull’unico lato diritto si staglia il palazzo del Comune su cui si erge l’iconica Torre del Mangia. Con i suoi 102 metri domina la città, alta quanto quella del Duomo non lontana, a simboleggiare l’eguale status tra potere temporale e quello secolare.


TORRE DEL MANGIA

Chiamata così dai senesi fin dal Milletrecento per parlare del simbolo della città, quella ‘Del Mangia’ è una torre campanaria laica, che già nel Medioevo scandiva il tempo dei cittadini. Gli abitanti di Siena, la campana del comune la riconoscono al primo rintocco: produce un suono strozzato, roco, a causa di una crepa che si è aperta sulla superficie della calotta e che mai è stata sistemata. È così che alla scampanata comunale il popolo si è affezionato. Ma la vera peculiarità della torre sta nel nome: si chiama ‘Del Mangia’ perché così era soprannominato il primo campanaro che viveva nella torre, addetto al batacchio. Non perché fosse un gran mangiatore, bensì perché era uno spendaccione: ogni fiorino del suo salario lo utilizzava nelle osterie di zona, e la gente del posto lo chiamava ‘Mangiaguadagno’. Da qui la Torre del Mangia.


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