L’ultima missione: Project Hail Mary, trama e recensione del film in uscita oggi al cinema

L’ultima missione: Project Hail Mary, trama e recensione del film in uscita oggi al cinema

L’ultima missione: Project Hail Mary, trama e recensione del film in uscita oggi al cinema


Un insegnante di scienze, interpretato da Ryan Gosling, si sveglia su un’astronave nello spazio e senza alcun ricordo di chi sia o di come sia arrivato lì

Quanto lottano Phil Lord e Christopher Miller, i due registi di "L'ultima missione: Project Hall Mary", il film di fantascienza con Ryan Gosling in uscita oggi, giovedì 19 marzo, nelle sale italiane. Lottano per riportare un genere come la fantascienza a essere leggero, simpatico e divertente (forse anche troppo), dopo anni in cui ha conosciuto picchi altissimi.

Lottano, provando con ogni sforzo possibile a dipingere sulla tavolozza del grande schermo immagini potenti e ammalianti, cercando di far tornare un’intera generazione di ragazzi, disillusa e spaventata, a sognare, a credere nella scoperta, nel viaggio, nel mistero del cosmo e nell’incontro con l’altro.

Il risultato è un’opera volutamente gigantesca, tanto nel budget di produzione quanto nel respiro narrativo e visivo, in cui lo sfarzo estetico di 2001: Odissea nello spazio incontra la dolcezza di E.T. l'extra-terrestre.

LA TRAMA

L’insegnante di scienze Ryland Grace (Ryan Gosling) si sveglia su un’astronave nello spazio e senza alcun ricordo di chi sia o di come sia arrivato lì. Con il riaffiorare della sua memoria, torna alla luce lo scopo della sua missione: risolvere l’enigma della misteriosa sostanza che sta causando il collasso del Sole.

Dovrà fare affidamento sia sulle sue conoscenze scientifiche che sulle sue capacità di pensare fuori dagli schemi per salvare dall’estinzione la vita sulla Terra… ma un'inaspettata amicizia gli farà capire che non è solo in questa impresa.

LA RECENSIONE

Il film funziona. Intrattiene, e lo fa con classe, cercando di creare empatia con lo spettatore, che viene trascinato nella narrazione e costantemente invogliato a continuare la visione.

Ryan Gosling è sempre nel posto giusto al momento giusto, dimostrando un tempismo impeccabile e una naturalezza disarmante. Riesce a costruire un concentrato di simpatia autentica, mai forzata, che conquista lo spettatore scena dopo scena e rende il suo personaggio semplicemente irresistibile.

Vale la pena spendere qualche parola anche per Sandra Hüller, che si era fatta conoscere a Hollywood nel 2024 grazie alla candidatura agli Oscar come miglior attrice per la sua interpretazione in “Anatomia di una caduta”. È interessante vedere come sia riuscita a capitalizzare rapidamente quella nomination, trasformandola non solo in nuove opportunità, ma anche in un ruolo all’interno di un grande blockbuster. Ciò che colpisce è la sua capacità di inserirsi in un contesto più commerciale senza snaturarsi: mantiene intatta la propria cifra stilistica, fatta di misura, intensità e controllo, pur adattandosi con intelligenza ai codici di un cinema più popolare rispetto a quello a cui è solitamente associata. Il risultato è una presenza elegante e credibile, che arricchisce il film senza mai risultare fuori luogo.

La pellicola, però, presenta anche qualche fragilità e alcune incertezze, soprattutto nella gestione del ritmo e dell’economia narrativa (stiamo parlando di un film che dura due ore e quaranta). In particolare, la terza parte risulta meno efficace rispetto al resto: un po’ troppo confusionaria e caotica, approda a un finale eccessivamente lungo e, in parte, posticcio, in cui sembrano convergere tre o quattro chiusure non del tutto armonizzate, che avrebbero meritato di essere asciugate e sintetizzate meglio.

Ma la forza espressiva e la straordinaria bellezza di tutto ciò che il film dispiega davanti agli occhi dello spettatore finiscono inevitabilmente per far passare in secondo piano queste fragilità, rendendole quasi trascurabili.

A restare davvero impressa, al di là delle imperfezioni, è la capacità del film di costruire un immaginario vivido e coinvolgente, sostenuto da una messa in scena curata e da un’energia narrativa che, pur con qualche cedimento, non viene mai meno.

È proprio questa combinazione di fascino visivo, leggerezza e carisma a rendere l’esperienza complessiva appagante, lasciando nello spettatore una sensazione di pieno intrattenimento e, al tempo stesso, di sincero coinvolgimento emotivo.



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L’ultima missione: Project Hail Mary
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