La mia prediletta, romanzo d'esordio della scrittrice tedesca Romy Hausmann, esplora i nostri incubi più profondi

14 novembre 2020, ore 19:00

Una donna prigioniera, isolata dal mondo, costretta a partorire figli nati senza libertà, una storia così vicina a tanti casi di cronaca.

La mia prediletta, grande successo in Germania, è arrivato anche in Italia ed è un libro che cattura l'attenzione del lettore e lo precipita in un vero incubo.

Il mondo in una stanza

Il romanzo racconta la storia di due donne scomparse, Lena e Jasmin, sparite dal mondo ma che continuano a esistere solo per il loro rapitore. L'uomo, la cui identità resta misteriosa per quasi tutto il romanzo, le tortura nella maniera più drammatica, privandole della libertà e costringendole a vivere la loro vita in pochi metri quadrati. Le vittime sono alla completa mercè del rapitore, che è padre, padrone e Dio. L'uomo decide quando è giorno e quando è notte, quando si può si stare svegli e quando si deve dormire e fa diventare realtà anche l'assurdo desiderio di diventare genitore, padre di figli nati in cattività, bambini che conoscono solo un micro mondo fatto di regole ferree e di qualche piccolo, piccolissimo gesto d'affetto. La trama, avvincente e inquietante, ricorda storie vere, fatti di cronaca realmente accaduti. Uno su tutti, la terribile sorte della figlia di Joseph Fritzl. 

Una storia incredibile

Joseph Fritzl, nato nel 1935 in Austria, subì maltrattamenti durante l'infanzia da parte della madre. A poco più di 21 anni, dopo un'adolescenza inquieta, sposò Rosemarie, una ragazza di soli 17 anni, dalla quale ebbe sette figli. Da subito violento con moglie e figli, fu condannato per lo stupro di una 24enne nel 1967 e scontò 18 mesi di carcere. Il peggio però doveva ancora venire. Una delle figlie, Elisabeth, scappò di casa a sedici anni per poi essere riportata a casa. Sparì di nuovo, nel 1984, e i genitori dissero che aveva seguito una setta religiosa. 

La prigionia

La realtà era ben diversa. Elisabeth fu rinchiusa dal padre in un bunker sotterraneo, di cui nessuno conosceva l'esistenza, nella cantina della sua abitazione. L'uomo scendeva nel bunker ogni tre giorni per stuprare la figlia e per portarle acqua e cibo. Dai rapporti incestuosi nacquero sette figli. Uno morì, tre crebbero nel bunker e tre furono lasciati sulla soglia di casa dei Fritzl. L'uomo e la moglie li accolsero in famiglia. La donna restò nel bunker 24 anni senza mai vedere la luce del sole, senza riscaldamento. Nel 2008, la primogenita Kerstin, nata nel 1989, si ammalò gravemente. L'uomo acconsentì a portarla in ospedale con Elisabeth. Lì crollarono tutte le bugie di Fritzl. Le donne erano alienate e senza documenti. Dal bunker uscirono così anche Stefan, nato nel 1990 e Felix, venuto al mondo nel 2002. 

Il processo e la nuova vita di Elisabeth

Il padre dell'orrore è così finito in carcere a vita per riduzione in schiavitù, sequestro di persona, stupro, coercizione, incesto e omicidio colposo del figlio morto neonato. Secondo gli psichiatri, era sempre stato capace di intendere e di volere. Un vero mostro. Elisabeth, dopo essere stata liberata, si è riunita con tutti i figli, anche con i tre cresciuti dalla moglie di Fritzl, che si è detta ignara di qualsiasi cosa. La donna e i suoi ragazzi vivono in una villetta in campagna. Elisabeth ha trovato l'amore, la guardia del corpo incaricata di proteggerla. 




La mia prediletta, romanzo d'esordio della scrittrice tedesca Romy Hausmann, esplora i nostri incubi più profondi


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