Mafia, a Bagheria operazione dei Carabinieri contro i clan, otto fermati, sventato un omicidio ordinato dal boss

13 settembre 2021, ore 11:30

I carabinieri hanno eseguito otto decreti di fermo, disposti dalla Direzione distrettuale antimafia; smantellato il clan di Bagheria; a capo era subentrato Massimiliano Ficano, che in passato aveva protetto la latitanza di Bernardo Provenzano

Otto fermati nell'operazione Persefone dei carabinieri che ha smantellato il clan di Bagheria, storica roccaforte di Cosa Nostra e oltre a tutto è stato anche  sventato un omicidio di mafia. Gli indagati sono accusati a vario titolo  di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione e vendita di armi  clandestine, estorsione, lesioni personali aggravate, reati tutti aggravati dal metodo e dalle modalità mafiose

Sventato l'omicidio di un uomo che aveva osato sfidare i boss

Nel mirino del clan, un uomo, Fabio Tripoli, apparentemente estraneo al contesto mafioso, ubriaco e spesso intemperante che aveva osato sfidare i vertici della famiglia mafiosa, e che aveva continuato con i suoi atteggiamenti  a provocarli, nonostante gli "avvertimenti". Aggredito una prima volta da alcuni affiliati al clan, Tripoli aveva minacciato di dare fuoco al locale inaugurato dal boss Massimiliano Ficano, che per cercare di costruirsi un alibi, si era allontanato da Bagheria, dopo aver dato ordine di uccidere Tripoli

Identikit del nuovo boss

Massimiliano Ficano aveva assunto il comando della famiglia di Bagheria, approfittando del vuoto di potere a causa dei continui arresti tra gli affiliati, subentrando quindi a Onofrio Catalano, perché considerato più autorevole. Ficano, che in passato aveva giá scontato una condanna per mafia, avrebbe anche gestito una parte della lunga latitanza bagherese di Bernardo Provenzano e aveva ripreso in mano le redini della famiglia dopo la sua scarcerazione. Una posizione di vertice riconquistata imponendo le decisioni del clan anche con metodi violenti, così come riportano gli inquirenti.

In manette anche imprenditore edile, prestanome dei boss

Nel corso delle lunghe indagini, sarebbe emerso il ruolo dell'anziano imprenditore edile Carmelo Fricano (detto "Mezzo chilo"), ritenuto vicino alla famiglia mafiosa di Bagheria e in particolare allo storico capo mandamento detenuto, Leonardo Greco. In passato, infatti, diversi collaboratori di giustizia hanno indicato Fricano quale "prestanome" di Greco, e inserito nell'associazione mafiosa. Le indagini hanno consentito di raccogliere una serie di elementi nei confronti dell'imprenditore edile adesso indagato per associazione di tipo mafioso. 

Droga e centri scommesse, così i boss mantenevano le famiglie dei detenuti

Le attività illecite più remunerative dei clan erano lo spaccio e i centri scommesse. Lo testimonia anche un'intercettazione del capomafia Massimiliano Ficano. Non sapendo di essere intercettato e parlando con un suo stretto collaboratore il boss spiegava l'importanza del traffico di sostanze stupefacenti e della gestione dei centri scommesse, le attività più remunerative per la famiglia.  I proventi servivano a provvedere al sostentamento dei familiari dei detenuti, dovere 'sacro' dei boss liberi "in quanto, in caso di mancato adempimento di tale delicata incombenza, vacillerebbe il vincolo di omertà interna e, di conseguenza, la forza di Cosa Nostra", hanno sottolineato gli investigatori.

Minacce a un panificio, il boss ha imposto lo stop alla produzione di dolci

Il controllo delle attività economiche del territorio era capillare. Per imporre la propria autorità, i boss ricorrevano non solo alle estorsioni ma anche alle minacce ai commercianti. Così è accaduto che un panificio, posto nei pressi di un locale gestito da un affiliato a un clan, dovesse smettere di produrre dolci, solo perché avrebbe danneggiato economicamente il bar della mafia. 




Mafia, a Bagheria operazione dei Carabinieri contro i clan, otto fermati, sventato un omicidio ordinato dal boss
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