Processo al calcio italiano: la crisi riguarda tutti i settori, servono riforme profonde, non basta un po' di maquillage

Processo al calcio italiano: la crisi riguarda tutti i settori, servono riforme profonde, non basta un po' di maquillage

Processo al calcio italiano: la crisi riguarda tutti i settori, servono riforme profonde, non basta un po' di maquillage Photo Credit: ANSA


La terza mancata qualificazione degli Azzurri ai mondiali accende i fari sulle difficoltà del nostro movimento: le responsabilità vanno dai dirigenti ai calciatori. La politica ne resti fuori

FALLIMENTO NON CASUALE

Tre indizi fanno una prova. Non è un caso se per la terza volta consecutiva l’Italia è fuori dal mondo. Il livello del nostro calcio è di serie B. E se le precedenti mancate qualificazioni al mondiale erano accompagnate dallo stupore, ora stanno subentrando assuefazione e rassegnazione. E non è un bel segnale. La crisi coinvolge l’intero sistema: dai giocatori, il cui livello tecnico in questi ultimi anni è precipitato, alla dirigenza. Degli Azzurri di oggi, quanti avrebbero trovato posto in una nazionale di quindici anni fa? Forse Donnarumma, e pochi altri.

VOLTARE PAGINA

In questi casi – giustamente- si chiede di voltare pagina. Ma non basta un po’ di maquillage, serve una rivoluzione. Il presidente federale Gabriele Gravina non è l’unico responsabile, ma non può pensare di sopravvivere al terzo fallimento consecutivo ( fuori dai mondiali 2022 e 2026 e imbarazzante partecipazione all’Europeo 2024). Al suo posto alla guida della FIGC sarebbe bello avere qualcuno che viene dal mondo del calcio, non dalla politica sportiva. Passiamo alla figura del commissario tecnico: Rino Gattuso ci ha messo il cuore, ma non ha centrato l’obiettivo e forse non verrà confermato; in queste condizioni però risulta difficile pensare che chi arriverà al suo posto porterà a una svolta.

SERIE A POCO ALLENANTE

Il campionato di serie A è livellato verso il basso, pieno di stranieri (molti sopravvalutati) e di ultratrentenni. La Lega Serie A non ha mostrato la minima disponibilità a collaborare con la Federazione, non aiutando la Nazionale e facendo naufragare qualsiasi tentativo di riforma. Il livello del nostro calcio lo abbiamo visto anche in Champions League, con tutte le italiane eliminate prima che il torneo entrasse nel vivo.

IL CALCIO AL CENTRO

Nelle scuole calcio insegniamo la tattica ai bambini e abbiamo perso di vista la tecnica e soprattutto il piacere di giocare e divertirsi. Già tra i giovanissimi si punta al risultato prima di tutto. L’esito è che la Bosnia sembra tecnicamente superiore agli Azzurri. Noi un Alajbegovic non ce lo abbiamo. E abbiano detto Alajbegovic, non Yamal.

L’INTERVENTO DELLA POLITICA

Peggio del fallimento azzurro c’è soltanto la politica che si occupa del fallimento azzurro. Questa mattina alla Camera si è scatenato il dibattito sulla Nazionale. Tra chi accusa il presidente federale Gravina e chi lo difende. Spesso per partito preso e senza motivazioni credibili. E’ stata sollecitata una informativa del ministro dello sport Andrea Abodi. Senza voler essere retorici e populisti, sarebbe bello se a Montecitorio ci si occupasse di guerra, inflazione, legge elettorale. Risulta difficile pensare che l’interessamento della politica possa migliorare lo stato del calcio italiano.



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