Rider sfruttati, scatta il controllo giudiziario per la società di delivery del colosso spagnolo Glovo

Rider sfruttati, scatta il controllo giudiziario  per la società di delivery del colosso spagnolo Glovo

Rider sfruttati, scatta il controllo giudiziario per la società di delivery del colosso spagnolo Glovo Photo Credit: ANSA/DANIEL DAL ZENNARO / DAZ


Sottopagati, sempre controllati e puniti, queste le testimonianza dei rider

Controllo giudiziario per caporalato per Foodinho, la società di delivery del colosso spagnolo Glovo. È stato disposto dal pm di Milano Paolo Storari ha disposto il provvedimento in via d'urgenza. Secondo gli accertamenti, ai 40mila rider impiegati in tutta Italia, sarebbero state corrisposti stipendi “sotto la soglia di povertà", quindi si profilerebbe lo sfruttamento del lavoro. Dopo il provvedimento d’urgenza di oggi, lunedì 9 febbraio, della Procura di Milano, potrebbe scattare la nomina di un amministratore giudiziario per la società di delivery food. Su questo dovrà esprimersi il gip. Dopo le indagini dei carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, risulta indagato lo spagnolo Pierre Miquel Oscar, amministratore di Foodinho (così come è indagata anche la società), per caporalato.


La motivazione dei Pm di Milano

Lo "sfruttamento" dei rider va avanti "da anni ai danni di numerosissimi lavoratori", scrive il Pm di Milano, Paolo Storari nel decreto d'urgenza di "controllo giudiziario" per caporalato a carico di Foodinho, la società di delivery food del colosso Glovo. Questi lavoratori, continua, "percepiscono retribuzioni" in contrasto coi contratti collettivi e "sotto la soglia di povertà", in violazione della Costituzione. Il Pm aggiunge anche che questa è una "situazione di illegalità che è indispensabile far cessare al più presto". Come scrive, invece, la Procura diretta da Marcello Viola, l'amministratore giudiziario nominato, Adriano Romanò, dovrà procedere alla "regolarizzazione dei lavoratori". Sarebbero 40mila quelli indicati nel decreto, e dovrà adottare "adeguate misure" e assetti organizzativi idonei ad "evitare il ripetersi di fenomeni" di sfruttamento.


Le testimonianze dei rider

"Sono sempre geolocalizzato tramite l'app e, se sono in ritardo con una consegna, Glovo mi chiama per sapere cosa succede e il mio compenso varia tra 2,50 e 3,70 euro a consegna". Questa è solo una delle tante testimonianze dei 40 mila rider che operano sul territorio italiano, che per la Procura di Milano sarebbero stati sfruttati da Glovo, il colosso spagnolo del delivery food. Diversi quelli che hanno messo a verbale che, lavorando con le loro "bici elettriche" anche in centro a Milano, con stipendi mensili tra gli 800 e i 900 euro al mese, lavorando fino a 12 ore di lavoro. Ma non solo . c’è chi ha testimoniato che per i ritardi nelle consegne, hanno subito penalizzazioni. Tanti hanno riferito che hanno accettato questo lavoro solo "in stato di bisogno economico" e per poter mandare soldi nei propri Paesi d'origine. La maggioranza dei rider è di origine straniera. Qualcuno ha raccontato anche che se subisce il furto della bicicletta, le spese sono a carico suo. Il pm Storari parla di un "monitoraggio continuo e una gestione algoritmica della prestazione" con una "etero-organizzazione digitale" dei lavoratori. Tanti hanno testimoniato di essere controllati tramite Gps e che l’azienda può vedere se si ferma. C’è chi ha raccontato di pedalare per 50/60 chilometri al giorno per un totale di una ventina di consegna giornaliere. E' probabile, per come emerge anche dal decreto, che la Procura vada avanti con accertamenti anche su altre società, come avvenuto per casi simili e fascicoli a ripetizione nei settori della logistica, della moda e della vigilanza privata.



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