Sigfrido Ranucci a RTL 102.5: “Ho 178 querele, faccio una vita di m****”

Sigfrido Ranucci a RTL 102.5: “Ho 178 querele, faccio una vita di m****”

Sigfrido Ranucci a RTL 102.5: “Ho 178 querele, faccio una vita di m****”


Il giornalista e conduttore di Report è stato ospite negli studi di Roma di RTL 102.5 all’interno della trasmissione “Giletti 102.5” con Massimo Giletti e Luigi Santarelli

«Siamo arrivati a 38 querele solo con la Rai, ma negli ultimi anni, soprattutto con Report, siamo arrivati a 178, tra querele e richieste di risarcimento danni. Poi, con Report, con il ruolo di autore le prendo doppie, anche quelle della mia squadra che è straordinaria. Mi è capitato di incontrare mafiosi, stragisti e trafficanti di influenze. Chi fa inchieste in Italia si trova di fronte a un'intolleranza e una disattenzione da parte della politica. Nei cassetti del Parlamento c'è una legge che giace ormai da anni sulle liti temerarie, ossia quelle querele fatte per intimidire. Noi abbiamo le spalle larghe e protette, ma penso ai colleghi che lavorano per piccole testate e TV locali, che scrivono per 10 euro a pezzo e a cui si chiede anche di mantenere la schiena dritta quando hanno a che fare con mafiosi del posto o politici collusi. Ricevere una querela in queste condizioni rende difficile garantire la libertà di informazione».


“IL SISTEMA DELL’INFORMAZIONE È MALATO”

«Se ho fatto la scelta giusta, non lo so, ma ho fatto una scelta. Qualche volta non l'ho fatta e questo condiziona la tua vita. Scegliere, anche in pochi secondi, può cambiarti completamente la vita. Questo libro nasce da una esigenza. Mi sono reso conto, proprio a livello di libertà di informazione, che questo è un sistema malato. È come avere a che fare con un corpo che ha una malattia ed è talmente abituato a questa patologia da considerarla normalità. Ancora oggi mi ritrovo con dei politici che hanno ammesso di aver incassato 800 mila euro in nero da un muratore palermitano e dicono che quella è la normalità perché tutti lo fanno. Ancora oggi spuntano politici che hanno cercato di fermare inchieste sulla loro amministrazione spiandoti. Credo che questo sia un sistema malato perché ancora oggi troviamo questi politici a condizionare le istituzioni».


“CON LA CARTABIA DESERTIFICAZIONE DELL’INFORMAZIONE”

«La Cartabia e la riforma Costa messe insieme sono micidiali. Quando negli ultimi mesi abbiamo fatto inchieste su Santanchè e Gasparri, abbiamo sentito la politica dire che la stampa non può dettare l'agenda della politica. Non si potrà parlare di terzi collegamenti con personaggi che sono al centro di reti importanti. E poi c'è la Riforma Cartabia, che nel 2025, se non sarà abrogata, ci porterà ad una desertificazione dell'informazione. Non potremmo più sapere chi è imputato in un processo finché questo non sarà terminato e parlare nello specifico di questi reati e dei tempi. Quindi non potremo più parlare di chi è autore di un fatto. Se è un fatto che ha condizionato la pubblica amministrazione noi dobbiamo saperlo e poterlo raccontare, anche per poter prevenire altri eventuali danni».


LA VITA DI RANUCCI OGGI

«La Gabanelli mi ha raccontato di tante notti insonni. Prima di tutto, il dubbio se quando vai in onda stai facendo la cosa giusta, che comunque è una responsabilità grandissima. A volte un'inchiesta giornalistica è più pesante di un'attività giudiziaria che si consuma nel tempo. C'è la prima serata, la tensione di gestire le denunce preventive, quelle postume, la gestione di una squadra, le telefonate prima, durante e dopo la trasmissione. Faccio una vita di merda ma mi sento privilegiato nel fare questo lavoro, che considero il più bello del mondo, e di poterlo fare con gente con cui mi trovo bene. La sensazione che danno le persone che incontri per strada è la nostra forza, mia e della mia squadra. Il giornalismo d'inchiesta è una cosa che dà coraggio a chi lo fa, ma soprattutto a chi lo ascolta».


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