Verso gli Oscar 2024, Maestro: la storia d’amore di Leonard Bernstein

Verso gli Oscar 2024, Maestro: la storia d’amore di Leonard Bernstein

Verso gli Oscar 2024, Maestro: la storia d’amore di Leonard Bernstein Photo Credit: Agenzia Fotogramma.it


Il film ripercorre trent'anni di vita del direttore, a partire dall'incontro con l'amore della sua vita Felicia Montealegre, raccontando la loro complessa storia d’amore

Manca sempre meno alla notte degli Oscar 2024. Domenica finalmente sapremo quali titoli avranno l’onore di alzare al cielo la statuetta d’oro più ambita del cinema. Nel frattempo continua la nostra marcia di avvicinamento con l’analisi dei dieci film che hanno ricevuto la candidatura come miglior film. Questa volta tocca a Maestro di Bradley Cooper, presentato in concorso all’ultima edizione della Mostra del cinema di Venezia che si presenta agli Oscar con ben 7 nomination.


LA TRAMA DEL FILM

La pellicola prova a raccontare la vita di Leonard Bernstein (Bradley Cooper), compositore statunitense, noto come il primo direttore d'orchestra nato in America e il secondo migliore al mondo. Personaggio carismatico con una grande passione per il suo lavoro, Bernstein è stato capace di dividersi nella composizione di opere sinfoniche e di più commerciali per Broadway. Bradley Cooper porta sul grande schermo in veste di regista (seconda volta dietro la macchina da presa) e protagonista la storia di questo artista, figlio di ebrei polacchi emigrati in America e vero enfant prodige della musica. Il film ripercorre trent'anni di vita del direttore, a partire dall'incontro di Bernstein con l'amore della sua vita, Felicia Montealegre (Carey Mulligan), durante una festa nel 1946, raccontando la loro complessa storia d’amore. Dopo un primo fidanzamento annullato e poi riconfermato, il loro matrimonio durò venticinque anni. La coppia ebbe tre figli e dovette confrontarsi con l’omosessualità del compositore.  

UN ESERCIZIO DI STILE RIEMPITO DI NULLA

“Un’opera d’arte non risponde a delle domande, le provoca: e il suo sostanziale significato sta nella tensione tra le risposte contraddittorie".

La pellicola si apre con questa citazione dello stesso Bernstein che sembra essere quasi una dichiarazione d’intenti di quello che il film vuole raccontare. Il problema è che tutto questo Maestro non lo fa. Non solleva dubbi, non crea contraddizioni e soprattutto non getta in faccia allo spettatore nessun quesito particolare. Un film ben confezionato, con una regia virtuosa e creativa ma che lascia un pò la sensazione di incompiutezza, come se fosse mancata la voglia di lasciare veramente il segno. Ci si aspettava molto di più da una pellicola che vanta uno sforzo e uno sfarzo produttivo non indifferente: dietro ci sono nomi importanti come Steven Spielberg e Martin Scorsese ma soprattutto c’è Netflix. La qualità tecnica è chiaramente innegabile, così come anche la bellezza visiva. La prima parte sfoggia un bianco e nero morbidissimo, utilizzando quegli espeidenti tipici da musical e dando ritmo alla storia. Con il passaggio a colori invece, il film sembra diventare più stanco e svogliato, forse per rispecchiare l’animo del protagonista o forse semplicemente per colpa di una sceneggiatura meno brillante. L’idea alla base, forse, era quella di creare un viaggio visivo degli stili che hanno caratterizzato il corso del novecento. Un viaggio che avrebbe dovuto camminare di pari passo con l’evoluzione di Bernstein e che invece si arena quasi subito.

Un esercizio di stile che potrebbe essere facilmente dimenticato, dove Cooper sembra più interessato a nobilitare la sua interpretazione (che innegabilmente risulta la cosa più riuscita) mentre si dimentica totalmente di tutto il resto. Anche le sequenze dove c’è Bernstein alle prese con la direzione d'orchestra, la macchina da presa indugia sul volto dell’attore che, compiaciuto, sembra quasi uscire fuori dal personaggio per esibire le sue doti attoriali.


POSSIBILITÀ DI VITTORIA?

All’infuori del nostro giudizio critico, Maestro avrebbe tutte le carte in regola per essere il film in grado di conquistare l’Academy e forse, se non ci fosse stata la concorrenza così spietata di Oppenheimer di Nolan avrebbe anche potuto vincere qualcosa. Invece, attualmente, la pellicola ha pochissime probabilità di trionfo. Forse l’unica chance la potrebbe avere nella categoria come miglior trucco che potrebbe premiare il grande lavoro fatto per far “scomparire” Cooper dietro la maschera di Bernstein. Lo stesso Cooper non sembra avere alcuna speranza di portare a casa il premio per la miglior interpretazione che, quasi sicuramente andrà a Cillian Murphy e il suo Robert J. Oppenheimer.



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