41 anni fa il devastante terremoto dell'Irpinia, quasi 3000 morti e interi paesi distrutti

41 anni fa il devastante terremoto dell'Irpinia, quasi 3000 morti e interi paesi distrutti

41 anni fa il devastante terremoto dell'Irpinia, quasi 3000 morti e interi paesi distrutti


Il 23 novembre 1980 una scossa di terremoto di magnitudo 6.9 distrusse l'Irpinia e provocò danni anche a Napoli, nel resto della Campania e in Basilicata; 2914 i morti accertati, intere aree devastate; le difficoltà nei soccorsi e nella ricostruzione

ERA UNA TRANQUILLA DOMENICA

Il 23 novembre 1980 era una domenica. Era stata una giornata tranquilla: la messa, un pranzo in famiglia, un giro con amici o fidanzati; il campionato di calcio – come sempre- aveva catalizzato l’attenzione: l’Avellino giocava in serie A e aveva battuto 4-2 l’Ascoli allo stadio Partenio; il Napoli aveva pareggiato 1-1 a Bologna. Alle 19.34 una furia si abbattè all’improvviso sull’Irpinia, su Napoli, sulla Basilicata e su gran parte dell’Italia Meridionale. Una scossa di terremoto di magnitudo 6.9, l’epicentro venne localizzato sulla Sella di Conza, in Alta Irpinia. Fu una catastrofe: quasi 3000 morti e 8000 feriti. Un’intera area geografica spazzata via in pochi minuti, crollò tutto: 300 mila abitazioni distrutte o inagibili; 18 comuni rasi completamente al suolo, quelli del cosiddetto Cratere, e altri 99 definiti "devastati" nella gerarchia dei danni. Danni e paura anche a Napoli, dove quasi tutti trascorsero quella notte in macchina, infreddoliti e soprattutto terrorizzati.


SOCCORSI E RICOSTRUZIONE

La macchina dei soccorsi faticò per avviarsi, raggiungere alcuni paesi sulle alture dell’Irpinia fu davvero complicato. “Fate presto” titolò il Mattino, il quotidiano di Napoli. Al netto delle difficoltà logistiche, ci fu una gara di solidarietà con molti italiani che da ogni regione raggiunsero l’Irpinia per dare una mano. Quell’emergenza così drammatica pose le basi per la nascita e l’organizzazione della Protezione Civile. Anche la ricostruzione fu lenta e piena di ostacoli: i costi ufficiali della lunga opera di ricostruzione delle case e per l'insediamento delle aree industriali, nove in totale, ammontano a 150mila miliardi delle vecchie lire, 75 miliardi di euro, destinati oltre che alla provincia di Avellino a quelle di Benevento, Salerno, Caserta, Matera, Potenza, Foggia e alla città di Napoli, per la quale venne inserito nella legge 219 un apposito capitolo.



OCCASIONE PER LA MALAVITA

L’ex sindaco di Napoli, Luigi De Magistriis, con un tweet, ha voluto ricordare il sisma di 41 anni fa e non ha risparmiato una denuncia: “Il 23/11/1980 un terremoto sconvolgente distrusse vite e luoghi in Campania e Basilicata. Dopo 41 anni paghiamo ancora il prezzo del dopo terremoto: speculazioni, distruzione del territorio, debito pubblico, malapolitica, camorra. Quando il fiume di denaro invece di ricostruire distrugge”. Il sottosegretario all’interno, l’avellinese Carlo Sibilia ha invece scritto: “41 anni fa, alle 19,34 del 23 novembre 1980, la storia dell'Irpinia e di gran parte del Meridione d'Italia si interruppe, quando la terra fu scossa dal tremendo terremoto di cui ancora la mia terra porta le cicatrici. Abbiamo il dovere della memoria non solo di ognuna delle 3000 vittime di quel disastro, ma anche dei disagi causati da lentezze e sprechi nella ricostruzione, che dopo decenni ha ancora alcune zone d'ombra. Resta il dovere di provvedere affinchè questo non avvenga ancora. Voglio ricordare i Vigili del Fuoco e tutti i volontari che fin dai primi istanti e per mesi giunsero da ogni parte del Paese per dedicare il loro lavoro ad alleviare le sofferenze di centinaia di migliaia di persone.”


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