Addio a Mario Vargas Llosa, voce rivoluzionaria della letteratura contemporanea

Addio a Mario Vargas Llosa, voce rivoluzionaria della letteratura contemporanea

Addio a Mario Vargas Llosa, voce rivoluzionaria della letteratura contemporanea Photo Credit: Agenzia Fotogramma.it


Durante la sua illustre carriera ha ricevuto innumerevoli riconoscimenti come il Premio Nobel per la Letteratura e il Premio Cervantes

Uno dei più grandi autori del Sud America e del panorama globale. Scrittore, drammaturgo e saggista. È scomparso all’età di 89 anni Mario Vargas Llosa, riconosciuto come una delle voci più influenti della letteratura contemporanea. Peruviano, naturalizzato spagnolo, Llosa si è spento a Lima, "serenamente, accanto ai suoi cari", come annunciato dal figlio Álvaro Vargas Llosa.

"La sua perdita addolorerà familiari, amici e lettori in tutto il mondo, ma ci auguriamo che trovino consolazione nella sua vita lunga, ricca e prolifica, e in un’eredità letteraria destinata a durare", ha dichiarato la famiglia, precisando che non si terrà alcuna cerimonia pubblica, come voluto dallo scrittore. I suoi resti saranno cremati.

UN INNOVATORE DELLA NARRAZIONE

Attraverso i suoi romanzi riuscì a sperimentare un nuovo tipo di narrazione, innovativo e libero dai paradigmi tradizionali. Durante la sua illustre carriera ha ricevuto innumerevoli riconoscimenti come il Premio Nobel per la Letteratura nel 2010 e il Premio Cervantes nel 1994. Tra le sue opere più celebri degli esordi, che lo consacrarono a livello internazionale negli anni '60, spiccano “La città e i cani” (1963), “La Casa Verde” (1966) e “Conversazione nella Cattedrale”.

La sua produzione letteraria si distingue per una straordinaria varietà stilistica: dall’ironia corrosiva di “Pantaleón e le visitatrici” (1973) alla raffinatezza classica di “Avventure della ragazza cattiva” (2006). Negli ultimi romanzi, Llosa adottò toni meno aspri, esplorando il rapporto tra realtà e finzione, spesso intrecciando temi erotici. Notevole anche la sua produzione teatrale.

Ma Mario Vargas Llosa fu anche altro. Si dedicò con eguale passione al giornalismo e alla saggistica, commentando e analizzando il mondo e la società che lo circondava. In gioventù simpatizzante del comunismo e ammiratore di Fidel Castro, abbracciò successivamente idee liberali, candidandosi alla presidenza del Perù nel 1990. Sconfitto da Alberto Fujimori, decise di trasferirsi in Spagna. Nel 1994 viene convocato in giuria alla 51esima Mostra del Cinema di Venezia assieme a Carlo Verdone, Margherita Buy, Uma Thurman e David Lynch.

GLI ULTIMI TEMPI A LIMA

Nato ad Arequipa nel 1936, Llosa ha sempre incarnato una dedizione instancabile al lavoro e una vitalità contagiosa, che lo portarono a esplorare anche il teatro come attore. Il Nobel gli fu assegnato per "la sua capacità di mappare le strutture del potere e per le sue vivide rappresentazioni della lotta, ribellione e fallimento dell’individuo". Dopo anni trascorsi in Europa, fece ritorno a Lima nel 2022, nel suo appartamento a Barranco, affacciato sul Pacifico.

L’immagine raccontata dai residenti del quartiere che lo hanno vissuto negli ultimi tempi, era quella di un uomo che passeggiava con il bastone, conservando la sua figura discreta ma inconfondibile.



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