Appello del Coni al governo, secondo Malagò il rischio del bando olimpico all'Italia è sottovalutato

Appello del Coni al governo, secondo Malagò il rischio del bando olimpico all'Italia è sottovalutato

Appello del Coni al governo, secondo Malagò il rischio del bando olimpico all'Italia è sottovalutato


Basta qualche cosa che dimostri l'impegno dell'esecutivo per una norma, dice il presidente del Coni, lo sport è preoccupato

A otto giorni dall'ultimo esecutivo del Cio prima del Congresso elettivo di marzo, il mondo dello sport guarda alla data del 27 gennaio come a un meteorite che si sta per abbattere sulla propria testa senza avere il potere di fare nulla. Quel potere che, per accontentare la carta olimpica ed evitare sanzioni pesanti da parte del Comitato olimpico internazionale, spetta al legislatore: "Basta che esca qualcosa che dimostri l'impegno del governo con una norma.


Secondo il CONI basterebbe un decreto

Con un decreto si mette una pezza a questa situazione drammatica, poi ci sara' tempo per mettere i puntini sulle 'i'", le parole del presidente del Coni Giovanni Malago' che suonano come un ultimo appello. Anche se di tempo ce ne e' stato per mettere mano alla questione sull' autonomia che oggi secondo il Coni neanche un nuovo contratto di servizio con Sport e Salute potrebbe tamponare: "Sono esattamente due anni che la questione va avanti e mi stupirei se il Cio non prendesse provvedimenti. Non so se c'é malafede o ignoranza ma, come ha detto Franco Carraro, c'é stata una profonda sottovalutazione di tutta la questione. Da parte mia sto facendo tutto quello che si può fare, con la coscienza sono a posto", incalza il capo dello sport italiano al termine della giunta di oggi. Lo sport osserva con preoccupazione la possibile scure del Cio, sperando di non dover prendere atto di un 'warning' da Losanna già il prossimo 23 febbraio, quando si svolgeranno la Giunta e l'ultimo Consiglio Nazionale del Coni prima dell'assemblea elettiva del 13 maggio a Milano.


Le critiche di Malagò

Tutti a Palazzo H oggi si rendono conto che "il governo ha ben altre priorità", ma a Malagò brucia che la politica si sia attardata fino all'ultimo respiro: "È una questione caratteriale del nostro Paese, ci si riduce sempre all'ultimo", rivendica, rivelando che un primo incontro tra governo e Cio a Milano risale già al novembre 2019. Ben altre questioni, quelle relative all'emergenza Covid. Da un lato gli atleti che dovranno essere vaccinati in vista delle qualificazioni olimpiche e dei Giochi di Tokyo. Sul quando "sta all'autorità governativa fare delle valutazioni, non può spettare al Coni. Non sono così sprovveduto da non rendermi conto che questo causerebbe una speculazione che gli atleti non meritano", argomenta il numero uno del Comitato olimpico nazionale. Anche sulle cifre contenute nella bozza del Recovery Plan alla voce 'sport', non c'é grande soddisfazione: "Solo 700 milioni? Ho letto la bozza, c'era una specie di paella e quella cifra va spalmata comunque in più settori. Quello che mi domando è: come fa lo sport ad avere solo quella cifra? Nelle migliori delle ipotesi - conclude - devi rispettare il valore del Pil, oltre a prestigio, immagine, ma comunque siamo in buona compagnia. Certo mi sarei aspettato che anche noi fossimo interpellati". 


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