Nubifragio, una tranquilla vacanza da incubo: Nicola Ravera Rafele ci porta dietro le quinte del suo nuovo libro

Nubifragio, una tranquilla vacanza da incubo: Nicola Ravera Rafele ci porta dietro le quinte del suo nuovo libro

Nubifragio, una tranquilla vacanza da incubo: Nicola Ravera Rafele ci porta dietro le quinte del suo nuovo libro Photo Credit: "Nubifragio" di Nicola Ravera Rafele, HarperCollins


L’arrivo sull’isola, la voglia di staccare e di godersi la famiglia: sullo sfondo nuvole che vanno addensandosi, con la tragedia che va definendosi invisibilmente ma davanti agli occhi di tutti

Nuovo fine settimana e nuova full immersion tra i libri che parte nella giornata odierna sulle nostre pagine online. Il weekend è il momento in cui andiamo a scoprire le nuove proposte internazionali che arrivano sul fronte dei migliori libri da leggere, con l’appuntamento domenicale che ci mette a confronto con una selezione di quattro titoli provenienti dal mercato estero (e non solo).

Il sabato lo zoom aumenta, e lo sguardo va a una distanza maggiormente ravvicinata alle produzioni letterarie. È in questo frangente, quando passano a trovarci gli autori e le autrici di fresca pubblicazione, che si innesca la situazione ideale per una chiacchiera a tu per tu con gli addetti ai lavori. Come accaduto, nelle scorse settimane, con Diego Lama e il suo “Il sangue degli architetti” (Mondadori) oppure con Giusy Sardella e il suo “L’amore malfatto” (Fazi Editore).

Oggi lo spazio è tutto per Nicola Ravera Rafele e per il suo “Nubifragio”, pubblicato da HarperCollins.


NUBIFRAGIO, LE IMPREVEDIBILI (O FORSE NO) TRAIETTORIE DELLA VITA

Ciao Nicola, e benvenuto. Lascio subito a te la parola per le presentazioni: cosa troviamo nel tuo nuovo libro, "Nubifragio"?

“Un gruppo di persone in vacanza su un’isola: piena estate, mare blu, sospensione del tempo e ricerca della leggerezza. Un archetipo di quello che cerchiamo per raccontare a noi stessi che stiamo bene. Eppure una sottile inquietudine attraversa le vite di tutti. È un’inquietudine interiore che, piano piano, una pagina dopo l’altra, prende corpo in qualcosa di assolutamente reale: un nubifragio violentissimo si sta avvicinando all’isola, e le conseguenze saranno devastanti per tutti…”


Com'è nata l'idea di mettere su carta, in forma di romanzo, quella che di fatto è stata per te un’esperienza di vita vissuta?

“Il romanzo prende le mosse da quello che è successo a me e alla mia famiglia nell’estate del 2022, quando siamo finiti sotto una frana a Stromboli, in una notte di pioggia. Un pezzo di montagna è venuto giù, trasformandosi in un fiume di fango ed entrando nella finestra della stanza dove dormivamo. Siamo sopravvissuti per miracolo. Per un paio d’anni ho riflettuto sulla chiave per raccontare quegli eventi, e ho trovato il modo solo quando ho deciso di allontanarmi dalla realtà, trasfigurando la storia vera in un racconto corale, con personaggi inventati che in qualche modo fossero in grado di dare uno spessore metaforico alla trama. Volevo raccontare questo senso di precarietà, di attesa del disastro che sentiamo tutti in questi anni. Lì sono nati questi 6-7 personaggi che stanno sull’isola, bevono aperitivi, chiacchierano, ridono, scherzano mentre la catastrofe si avvicina. Potrei dire che il romanzo è nato quando si sono saldate la catastrofe reale e quella simbolica.”


Sicuramente uno degli aspetti su cui hai posto maggiormente il focus è stato quello del confronto tra generazioni, all'evento che da il titolo alla storia ma anche a tanti diversi aspetti della vita...

“Il confronto tra le generazioni è centrale perché riguarda il cuore più politico del libro. È una resa dei conti tra i quaranta / cinquantenni di oggi e la generazione dei padri sul mondo che ci è stato lasciato. Precarietà, guerre, insicurezza, disuguaglianza, disastro ambientale, nuovi autoritarismi sono inscindibili, sono diverse facce dello stesso problema: avere permesso al capitalismo selvaggio di governare i nostri destini, senza contrappesi né alternative.”


In sostanza, quello che ci troviamo tra le mani è un racconto che parla di te e dei tuoi cari (seppur con una forte componente finzionale, nell'economia delle narrazioni) ma che sposta anche il focus su riflessioni importanti, oltre a quello già citato del confronto tra generazioni...

“L’altro tema che volevo trattare è la paternità, non solo perché sono padre da cinque anni, e quindi ho scoperto solo di recente questa forma di amore assoluto che è quello che mi lega a mia figlia. Anche in questo caso è una dimensione politica quella che mi interessa. Come si riscrive il tempo della famiglia in un’epoca che, grazie al cielo, sta modificando i rapporti di genere? Oggi essere padre è anche una battaglia per costruire famiglie diverse, in cui il tempo è suddiviso in modo equo e non solo a carico delle donne.”


UN VIAGGIO NEI RICORDI, TRA PERCEZIONI E SFIDE CON CUI CONFRONTARSI

Qual è stata la sfida maggiore con cui hai dovuto fare i conti nel lavorare a "Nubifragio"?

“Indubbiamente affrontare le pagine che raccontano il nubifragio. Le sensazioni fisiche, gli odori, i suoni: in quella parte il libro è fedele ai miei ricordi. Quando l’ho scritto, di getto, pensavo che quel capitolo durasse un paio di pagine, l’ho riletto e mi sono accorto che erano dieci. Ero completamente stordito dalla fatica che mi costava rivivere quella notte.”


È più semplice, dalla tua esperienza, lavorare a un racconto "tratto da una storia vera", oppure partire da una tela bianca, senza elementi a cui agganciarci nello sviluppo delle narrazioni?

“Non credo che ci sia una cosa più facile dell’altra. Ogni storia ha tanti modi per essere raccontata, e spesso nelle storie considerate ‘di fantasia’ c’è più realtà che nelle ‘storie vere’, perché poi in fondo ogni scrittore usa sempre i materiali della propria vita, e in alcuni casi allontanarsi della realtà può servire a essere più sinceri. Certamente, in un’epoca in cui le storie vere vanno molto di moda, io credo ancora profondamente nella forma romanzo. Da scrittore, ma prima di tutto da lettore.”


Se il tuo libro fosse una canzone, quale sarebbe?

“Mi viene in mente qualcosa che parte lentamente e poi esplode in un crescendo improvviso, tipo ‘Au pays du cocaine’ dei Geese, ma pure alcuni pezzi dei The National tipo ‘Terrible Love’, o alle code strumentali di alcuni brani dei Wilco di Yankee Hotel Foxtrot.”


Hai nuovi progetti già in fase di allestimento - o anche solo in fase embrionale - in vista del prossimo futuro?

“A parte le sceneggiature per il cinema e un progetto di regia, sto scrivendo un libro con mia figlia di cinque anni. Non la solita ‘lettera a mia figlia…’, semmai più una lettera sua a me. Non lo pubblicherò, probabilmente, ma almeno ci stiamo divertendo.”


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