Renzo Arbore: una vita che è un "meraviglioso Papocchio". Ecco cosa svela a Tv sorrisi e canzoni
Renzo Arbore: una vita che è un "meraviglioso Papocchio". Ecco cosa svela a Tv sorrisi e canzoni Photo Credit: Ansa
20 gennaio 2026, ore 16:30
Da Foggia a Napoli, passando per Roma. Poi i concerti in giro per il mondo con l'Orchestra italiana
La mitica Fiat Cinquecento targata "Foggia". Parcheggiata nel cuore di Roma, a due passi da Piazza del Popolo. Sono gli anni Sessanta. E quel ragazzo rossiccio di capelli, alto, e con la voglia di conquistare lo showbiz con la musica ed il clarinetto sempre pronto si chiama Renzo Arbore. E' il genio della tv ed il santo protettore di chi fa radio come mestiere. Ora si racconta a Tv sorrisi e canzoni. Un altro spaccato di vita, vissuta a Foggia fino al liceo e poi tra Napoli e Roma. Ma anche in giro per il mondo.
"Parcheggio davanti a un bar e spunta Gabriella, 18 anni, formidabile, tutta vestita di bianco. Andiamo subito a ballare alla Taverna Margutta e ci fidanziamo. Una volta usciti, a via Ripetta si ferma un ragazzo che la vede e le dice: “A infermie’ famme n’iniezione ar core!”. Pura poesia!", svela Arbore in questa imperdibile intervista. E' il racconto del suo incontro (e fidanzamento) con Gabriella Ferri.
L'AMICIZIA CON DE CRESCENZO E LA FIDANZATA IN COMUNE
Luciano De Crescenzo per anni è uno dei suoi migliori amici. Un legame profondo che porta in tv e nei film che segnano la storia di intere generazioni. "Ci siamo conosciuti nel 1967 a Sorrento quando abbiamo scoperto che, a nostra insaputa, eravamo fidanzati con la stessa ragazza. La cosa ci fece molto ridere, da lì siamo diventati fratelli. Con Luciano è stata tutta una vita di battute", dice Renzo. Che sorride.
Timido, eppure non si direbbe. Quando arriva in Rai, come programmista programmatore dopo aver vinto un concorso, conosce Boncompagni (che si qualifica secondo). A Tv sorrisi e canzoni racconta i tratti del suo carattere. E se dovesse parlare al Renzo di quegli anni direbbe:
Devi superare assolutamente la timidezza! Pensi che a “Bandiera Gialla” io non parlavo e Magalli fece la mia imitazione per far sentire la mia voce al pubblico. Ero timidissimo. Poi fortunatamente nel programma “Per voi giovani” dovetti per forza parlare, allora con un po’ di cognac al mattino mi sciolsi. Anche per suonare in pubblico ce n’è voluta! Temevo il lancio dei pomodori
LA TV, I FILM E L'ORCHESTRA ITALIANA
Renzo ha fatto cantare il mondo intero portando la canzone napoletana in giro, ovunque, con l'Orchestra italiana. New York, Australia, Europa. Chilometri e chilometri con il clarinetto sempre pronto all'uso e il suo immancabile gilet. Arbore, per la verità, ne ha tantissimi. La sua casa romana è una sorta di museo pieno di cimeli, colori. Ci sono decine e decine di gadget acquistati in giro per il mondo, poi gli occhiali da sole e gli strumenti musicali. E' il suo mondo, il mondo arboriano. Inimitabile.
Gli spunti per i suoi programmi, i personaggi un po' bizzarri, sono frutto di serate interminabili nella sua Foggia ai tempi del liceo. Arbore lo dice riavvolgendo il nastro dei ricordi. "A Foggia, quando ero giovane. Le ragazze la sera alle otto dovevano andare a casa, rimanevamo noi ragazzi e non sapevamo cosa fare. Per sconfiggere la noia, non avendo soldi per i ristoranti, sono nate quelle conversazioni inutili che poi ho portato in tv", ricorda il grande Arbore (sta andando fortissimo la sua biografia scritta sotto forma di intervista da Andrea Scarpa de Il Messaggero).
MARIANGELA MELATO: L'AMORE DI UNA VITA, LO ZAMPINO DI BATTISTI
Mariangela Melato e Renzo Arbore: un'amore che non finisce mai. Perché l'amore può essere eterno. Renzo la conosce, frequenta Milano. Negli anni Settanta nasce un amore che fa un "giro immenso e poi ritorna": i due si incontrano di nuovo nel 2007, dopo una pausa. Renzo resta vicino alla Melato fino alla sua morte nel 2013 avvenuta dopo una lunga malattia.
Un giorno Lucio Battisti venne a casa mia. Gli dissi: “Sto andando a una festa con Mariangela Melato a casa di Agostina Belli. Vieni anche tu”. E lui: “No, perché sennò poi mi fanno cantare”.
Lo rassicurai: nessuno glielo avrebbe chiesto. Arrivati a casa di Agostina Belli, Lucio vede una chitarra, la prende e dice: “Vi faccio sentire l’ultima canzone che ho scritto con Mogol”. Io ero accanto a Mariangela e Lucio attaccò: “Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi…”.
Sembrava precisa per noi due, per me e Mariangela. E ci innamorammo, racconta a Tv sorrisi e canzoni



