Il Gabibbo finisce sul portale Treccani, ma Antonio Ricci lo descrive così: "un essere abietto, il populista più schifoso"
Il Gabibbo finisce sul portale Treccani, ma Antonio Ricci lo definisce
18 marzo 2026, ore 14:30 , agg. alle 14:54
Rappresenta non solo il Tg satirico di Canale 5, ma anche tutto il mondo che c'è dietro: l'universo genovese da cui ha origine e la satira
"Un briccone disimpegnato". Per Treccani.it il Gabibbo è questo. Una maschera. Un personaggio amato dal pubblico, nato grazie all'intuizione di Antonio Ricci (il padre fondatore e la mente di Striscia la notizia). Ora il sito di Treccani, l'enciclopedia per antonomasia, parla del pupazzo più famoso della tv. "Il Gabibbo - come ha dichiarato lo stesso Ricci - è un essere abietto, è il populista più schifoso, un pupazzo ignobile": un Pulcinella amato dal pubblico. Anzi amatissimo. Insostituibile.
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Nessuno tocchi il Gabibbo, che rappresenta non solo il Tg satirico di Canale 5, ma anche tutto il mondo che c'è dietro: l'universo genovese da cui ha origine.
"UN ARLECCHINO POST INDUSTRIALE", PAROLA DI TRECCANI
Ora il portale Treccani.it dedica un'analisi al personaggio del programma Mediaset Striscia la Notizia, creato da Antonio Ricci. Treccani lo definisce "una sorta di Arlecchino postindustriale che non ride più del padrone ma di sé stesso: una figura che non deride più il potere ma finisce per incorporarne i meccanismi, restituendo l'immagine di un pubblico indignato, moralista e impotente".
LA STORIA DEL GAIBBO
"Habibi", nome di battesimo eritreo molto diffuso nel porto di Massaua. Il Gabibbo è un personaggio creato da Antonio Ricci per Striscia la notizia prendendo spunto dall'adattamento dialettale dei marinai genovesi - Gabibbu. Il Gabibbo arriva sul portale Treccani.it, che lo descrive come "un briccone disimpegnato", "un sabotatore di superficie", un buffone ormai del tutto inserito nelle logiche del palinsesto, dentro il quale Striscia la notizia occupa una posizione liminale, sospesa tra informazione e intrattenimento, giornalismo e spettacolo.
Come ricostruisce Giovanni Padua nel suo articolo, il termine assunse una valenza spregiativa, evocando una "catena concettuale deformata, razzista, paternalista e classista" da cui nasce appunto il personaggio di Ricci: la sua voce, il lessico deformato, il "grammelot barbaro" e la sua fisicità grottesca diventano gli strumenti di una televisione che mette in scena il moralismo nazionale e insieme lo svuota, riducendolo a gesto automatico.



